PESCARA. Incrocia le dita e spera. Spera che il governo non metta le tasse all'Abruzzo, che i suoi sforzi siano riconosciuti e che la politica, almeno quella del centrosinistra, lo consideri persona «onesta e capace», ed esponente politico che è riuscito a mantenere la barra dritta in un mare in tempesta. Enrico Paolini, presidente vicario della giunta regionale affronta una settimana decisiva per l'Abruzzo. Oggi sindacati, confindustria e associazioni di categoria, raccogliendo all'unanimità le esortazioni di Paolini, invieranno una lettera a Berlusconi e Letta per dire no alle tasse. Il 12 a Roma ci sarà la riunione del Consiglio dei ministri, dove l'Abruzzo dovrà dimostrare di essere in grado di far fronte i 294 milioni del deficit della sanità.
«Al Consiglio dei ministri dovrò fare un breve ma importante discorso», spiega Paolini, «l'obiettivo è non far aumentare le tasse all'Abruzzo e, nel contempo, scegliere una soluzione compatibile con la difficile situazione economica della regione. Spero che siano chiare la nostra lealtà e gli sforzi compiuti, mentre è auspicabile che il Governo conceda un mutuo all'Abruzzo in modo che noi, in 10-20 anni possiamo tener fede agevolmente a tutti i nostri obblighi finanziari. Altrimenti c'è l'ipotesi di un allungamento di uno o, due anni del piano di rientro. Illustrerò le proposte e lo stato complessivo della nostra Regione con una premessa: altre tasse ucciderebbero l'Abruzzo. Sia i sindacati che le associazioni produttive sono state chiare. Confindustria ha anche fatto presente che se aumenterà la tassazione le imprese andranno a produrre altrove, ad esempio, nelle Marche dove ci sono più servizi e meno tasse».
Paolini è fiducioso, ieri ha tenuto una conversazione telefonica con Vasco Errani presidente della Conferenza delle Regioni. «Abbiamo convenuto sulla bontà della mia idea presentata al Governo», racconta Paolini, «ossia il "Patto di fiducia": io rinuncio al ruolo di Commissario per la sanità e il Consglio dei ministri eviterà nuove tasse. Un gesto leale che ha una valenza strategia».
Su un tema però il presidente vicario insiste, ma è una questione poco tecnica e molto politica.
«Finora ho ascoltato molte analisi», dice Paolini, «ma nessuno ha fatto una osservazione che io ritengo fondamentale: senza risanamento radicale della sanità non ci sarà rilancio. Se vogliamo lo sviluppo dell'Abruzzo escludendo una riforma profonda della sanità, siamo solo alle chiacchiere. Ho letto e in buona parte sono d'accordo con l'ex ministro Gaspari quando parla di aziendalizzazioni degli ospedali, per arrivare a gestioni in pareggio. Io chiedo di più: via la politica dalla sanità e dalle Asl». Infine un tema strigente, il toto candidati. «Ho letto con attenzione anche le valutazioni di Antonella Bosco riportate da il Centro quando sollecita il Pd a scegliere tra "politica e clientele"», osserva Paolini, «il confronto, aggiungo, deve essere sulla onesta dei candidati e sulle capacità. Il Pd stringa una alleanza sulla questione morale con Di Pietro e dialoghi con tutti, ma poi scelga uomini onesti e capaci in grado di progettare cambiamenti veri, ad iniziare dalla sanità».