PESCARA. «I poteri forti? Ci sono. Dove? Non è difficile capirlo: vedete quello che è successo dal giorno dell'arresto ad oggi alla Regione e capirete tutto». Mancano 5 minuti alle 10 quando Ottaviano Del Turco solca a grandi passi l'atrio del tribunale e torna volentieri sulle pressioni dei poteri forti della sanità abruzzese sui pm della Procura, il tema dell'intervista rilasciata al Centro. «Questo discorso dei poteri forti è certo che lo rifaremo», dice ancora l'ex presidente della Regione. «Capitemi: non lo possiamo esaurire in venti metri di strada. Angelini veniva da me perché credeva che io fossi Dio Onnipotente».
Del Turco, prima di entrare in aula, affonda ancora un altro colpo al suo grande accusatore: «Era convinto di essere alla vigilia del suo arresto, ecco perché veniva da me. In realtà le cose sono andate in modo un po' diverso». E visto che in aula non possono parlarsi, tra i due comincia un botta e risposta. In mezzo, solo una secca dichiarazione del procuratore capo Trifuoggi che ordina l'acquisizione dell'intervista pubblicata sul Centro e la Repubblica. «Pressioni? Noi facciamo il nostro lavoro con serietà. Chi ha parlato di poteri forti se ne assume la responsabilità».
Il primo colpo è di Angelini, che arriva alle 10 in punto scortato dall'avvocato Sabatino Ciprietti. «Io stavo per essere arrestato? Lo dice lui? Bene, se comincia a confessare facciamo prima. Che deve confessare? Quello che ha fatto. I poteri forti? Lui sì che s'intende di poteri forti, più di me. Se io ne facessi parte non sarei certamente qui». Poi, sui viaggi a Collelongo, altro ping-pong al vetriolo. «Del Turco dice che ero disperato quando andavo a Collelongo? Si sbaglia, lo ero di più quando uscivo da Collelongo», esclama Angelini. E Del Turco, di rimando: «Mi dispiace, sono sincero: non ho mai pensato di provocare in Angelini un sentimento del genere».
A fine interrogatorio l'avvocato Ciprietti chiosa: «In aula non ho visto svenire nessuno, nessuno è sbiancato. Angelini ricorda tutto: ha una memoria di ferro». Del Turco, dopo il richiamo della Procura sulle dichiarazioni, quando esce mette in fila una serie di «grazie, grazie» con cui annulla le domande a raffica che gli vengono poste. Poi chiude con una punta d'ironia: «Ora me ne vado, non mi fate perdere di vista la persona più importante per me in questo momento: il mio avvocato». Chiude con una battuta anche Angelini. All'ennesima domanda sugli sguardi con Del Turco sentenzia: «Miei cari, sono sposato da 32 anni: ma perché dovrei guardare proprio lui?».