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Pescara, 26/06/2026
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Data: 11/09/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Se Pescara si fa chiudere la porta dell'Est. Eurostar cancellati e collegamenti marittimi annullati: l'Abruzzo rischia di restare a piedi. L'autunno caldo dei trasporti.

Infrastrutture in ritardo, l'Unione industriali punta su Bergamo per i cargo sulle rotte dei nuovi mercati

Il catamarano della Snav e il traghetto della Jadrolinija che concludono anzitempo il collegamento marittimo con la Croazia per mancanza di prenotazioni. Ferrovie spa che cancella gli Eurostar retrocedendo l'Abruzzo e tutta la fascia adriatica in serie B con gli Eurostar city (meno posti, meno servizi, meno tante altre cose e forse, per contro, più minuti di percorrenza). La situazione è ancora peggiore, se possibile, sulla linea ferroviaria Pescara-Roma che negli anni duemila offre scenari da assalto alla diligenza.
Insomma: Pescara sarà pure la "porta dell'Est" che fa tanto slogan, ma è una porta ancora chiusa. Nè, come detto, le cose vanno meglio guardando a ovest, nord e sud. Per sorridere un po' bisogna alzare gli occhi al cielo: in questo 2008 l'aeroporto d'Abruzzo conquista passeggeri sulle rotte internazionali a dispetto della crisi, ma anche qui è doveroso fare attenzione: perché ai buonissimi dati del traffico passeggeri fanno da contraltare in negativo i numeri del traffico merci, dei cargo mai decollati nonostante gli sforzi, le promesse, le dichiarazioni d'intenti. Ecco spiegato perchè l'imprenditoria abruzzese e pescarese guarda altrove, ecco perché l'Unione industriali di Pescara presieduta da Mauro Angelucci la sua "Porta dell'Est" è andata a cercarsela da un'altra parte e l'ha trovata nel cielo di Bergamo, patria di quell'Alberto Bombassei che di Confindustria è uno dei vicepresidenti a livello nazionale. Non da Pescara, ma è dall'aeroporto di Orio al Serio che il "made in Pescara" vuol prendere il volo verso i mercati emergenti dell'Europa e dell'oriente fino alla lontana ma esplosiva Cina.
Se la strategia di Angelucci risulterà vincente la scelta dell'Unione industriali sarà uno schiaffo doloroso per l'Abruzzo della politica, non quella dei fatti bensì quella dei proclami e degli slogan. Lo sa bene il sindaco di Pescara che già all'indomani del declassamento degli Eurostar non ha perso tempo nel fare la contromossa. Dalla sua segreteria Luciano D'Alfonso ha fatto partire due lettere con richiesta urgente d'incontro: la prima al ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli e la seconda all'amministratore delegato di Ferrovie spa, Mauro Moretti. Spiegando loro che «con gli Eurostar city, convogli più datati, con meno confort e, stando afli addetti del settore, con maggiori difetti di funzionamento, si rimette in discussione un futuro del trasporto su ferro che in Abruzzo aspetta da tempo un rilancio». La conferma alle previsioni più nere non s'è fatta attendere: le cinque ore di ritardo del Lecce-Milano che l'altra notte a Pescara hanno scatenato proteste furiose dei passeggeri non hanno bisogno di commenti. Treno rotto a Termoli con conseguente odissea per i viaggiatori, comunque assistiti e rifocillati alla stazione di Pescara - il minimo che l'azienda potesse fare - e che a destinazione (chi c'è arrivato) hanno avuto diritto al rimborso del biglietto, procedura che scatta a norma di legge e non solo perché lo dice l'Assoconsumatori.
Il problema vero è nello sviluppo delle infrastrutture: del porto come delle ferrovie e dell'aeroporto. Sviluppo che passa attraverso studi seri, e lunghi, e finanziamenti milionari dello Stato. Senza tutto ciò parlare di porta dell'Est, di corridoio adriatico e di autostrade del mare appare per lo meno velleitario. Logistica è la parola d'ordine per il futuro dell'industria e del commercio e l'Abruzzo non può restare a guardare, con l'interporto-lumaca di Manoppello e gli altri autoporti che in Abruzzo faticano a "fare rete" o a "fare sistema", altro slogan che tanto piace agli industriali, perché sono gestiti ognuno da mani e da teste diverse. Tema caldo, quello dei trasporti, per il futuro dell'Abruzzo e per i sindacati pronti ad aprire tavoli di confronto in vista delle elezioni regionali del 30 novembre. Meglio mettersi subito a tavolino o di questo passo si rischia di perdere il treno. Ma anche la nave e l'aereoplano.


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