«Al commissario di Forza Italia consegnai 500 mila euro Ad An ho dato un po' meno»
PESCARA. Angelini fa la vittima. Nel secondo giorno di interrogatorio alza in tiro, fa nomi della politica nazionale. Il grande accusatore di Del Turco si definisce danneggiato da un doppio asse politico-imprenditoriale. Nell'aula uno del tribunale di Pescara tira in ballo Piero Fassino, ex segretario dei Ds, e fa anche il nome del fratello di Gianfranco Fini, il dirigente sanitario Massimo Fini. Il primo, in un incontro a Roma con Ottaviano Del Turco, avrebbe caldeggiato l'accreditamento di 25 posti letto per la riabilitazione in favore del gruppo Tosinvest.
Quindi tira in ballo l'imprenditore e deputato del Pdl, Antonio Angelucci, editore dei quotidiani Libero e Riformista e titolare della clinica San Raffaele, ex Santa Lucia, di Sulmona il cui dirigente sanitario è il fratello del presidente della Camera.
Ma Angelini lancia nuovi strali anche contro Enrico Paolini, presidente vicario della giunta regionale e l'imprenditore-rivale della sanità privata, Luigi Pierangeli. E parla di questo secondo asse politico-imprenditoriale, tutto abruzzese, che lo starebbe «affossando e ammazzando» ma «in senso figurato, cioè solo dal punto di vista imprenditoriale», gli fa specificare in aula il procuratore Trifuoggi. Il grande accusatore, che non vuole più essere chiamato re delle cliniche perché si ritiene finito, va anche oltre.
SOLDI A FORZA ITALIA. Al giudice Maria Michela Di Fine racconta dei 500mila euro consegnati nel 2005 al commissario abruzzese di Forza Italia, Paolo Bartolozzi. «Soldi denunciati», sostiene Angelini. Ma su questa sponsorizzazione elettorale è in corso un accertamento della Finanza. L'imprenditore parla anche di dazioni, leggermente inferiori, «date ad An» e ribadisce davanti al gip la presunta richiesta di due milioni di euro dal forzista Sabatino Aracu al quale Angelini avrebbe risposto al telefono con un secco: «Sabati' vaff...».
Ma in aula, tra gli indagati eccellenti, manca il segretario del gruppo di Forza Italia alla Camera. Aracu è l'unico che ha deciso di essere assente all'incidente probatorio dove è difeso dallo stesso avvocato di Del Turco, Quarta e Masciarelli, cioè Giuliano Milia.
PERCHE' FASSINO. È agosto del 2007 quando la giunta Del Turco autorizza 25 posti letto alla clinica San Raffaele di Sulmona.
Secondo Angelini è stata un'ingiustizia nei suoi confronti. «In quel periodo a me Del Turco tagliava posti letto per ridurre le spese. Quella piccola clinica invece ne otteneva 25 con la promessa di averne 45». Così Angelini, per trent'anni e fino ad allora abituato a fare la parte del leone, va su tutte le furie. E chiede spiegazioni a Lamberto Quarta.
Lo incontra ma porta con sé un registratore e, passeggiando su un marciapiede, presumibilmente di Chieti, fa parlare a ruota libera l'ex segretario di Del Turco e lo registra. È Quarta che, secondo Angelini, gli riferisce dell'incontro che sarebbe avvenuto a Roma tra Fassino e Del Turco nel quale il primo caldeggia posti-letto in favore dell'imprenditore e politico del Pdl Angelucci.
Ma sui verbali di quella passeggiata registrata si leggono altre frasi che spingono i pm a considerare le dichiarazioni di Quarta come una sorta di millantato credito. Non è vera, infatti, la descrizione che Quarta farebbe della procura di Pescara facendo intendere una spaccatura nel pool di Sanitopoli: «Bellelli è un barricadero, Di Florio è più calmo, Trifuoggi cerca di tenerli a bada», si legge a pagina 171 del verbale.
RIECCO MASCIARELLI. «Non dico nulla», così l'ex presidente della Fira dribbla tutti all'uscita. Non dice nulla sulle nuove accuse di Angelini che, al gip, rivela: «È stato Masciarelli a impormi nel 2006, per conto di Del Turco, la cessione di 14 milioni di crediti alla Deutsche Bank».