PESCARA. Un anno e mezzo fa Ottaviano Del Turco voleva cacciare il suo vice Enrico Paolini dalla giunta regionale. Chiese il via libera all'allora segretario dei Ds Piero Fassino. Il politico piemontese gli rispose picche. Oggi il principale accusatore di Del Turco, il patron di Villa Pini Vincenzo Angelini, indica ai magistrati Paolini come un affamatore, uno che lo penalizza. E in Fassino lo sponsor politico di chi vuole farlo sentire «un appestato».
Fassino secondo Angelini «proteggeva» anche «la coppia Paolini-Pierangeli» (il presidente dell'Aiop, l'associazione dell'ospedalità privata e concorrente di Angelini), e Del Turco gli avrebbe fatto il nome del segretario Ds per «caldeggiare l'affidamento di posti letto per la riabilitazione al gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci» (la clinica San Raffaele di Sulmona).
Fassino, che oggi e domani è a New York come inviato speciale dell'Unione Europea per Birmania/Myanmar, per consultazioni sulla situazione nel paese asiatico, ha affidato una replica al suo portavoce Gianni Giovannetti: «Piero Fassino non si è mai occupato di organizzazione sanitaria, né in Abruzzo né altrove. E' indecente e inaccettabile che per giustificare i suoi finanziamenti a Forza Italia, il signor Angelini faccia affermazioni false e prive di qualunque fondamento» (il riferimento è ai 500 mila euro che Angelini ha detto di aver versato a Fi).
Piccato anche il commento del vicesegretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, che ha espresso «piena solidarietà» a Fassino, che «qualcuno cerca assurdamente di tirare in ballo nella vicenda della sanità abruzzese». Argomentata la replica della Tosinvest: «Venticinque, e non trentacinque i posti letto di unità spinale, quelli assegnati al San Raffaele dal piano di riordino ospedaliero approvato a marzo del 2007» (vedi box).
Enrico Paolini proprio non vorrebbe replicare. E poi sta preparando l'incontro di oggi a Palazzo Chigi sul commissariamento della sanità.
«La mia giunta si è limitata a prendere i verbali ispettivi fatti fare dalla giunta Del Turco-Mazzocca prima che fossi presidente vicario, e siccome questi riguardavano i crediti di tutte le aziende private li ho portati al tavolo del governo. Un atto di mera trasparenza. È vero che purtroppo più della metà dei crediti sono di Angelini, ma se Angelini o qualunque altra clinica ha da contestare, può farlo».
Quanto all'asse Paolini-Pierangeli, «le delibere fondamentali io non le ho votate e nei 13 emendamenti che abbiamo presentato al piano di rientro non c'era nessun riferimento a questo o quella clinica». Ma la questione più intrigante è quella politica. Paolini ricorda bene quando rischiò il posto, e la posizione «tutta politica di Fassino» rispetto alla grana scoppiata tra Ds e Sdi. «L'unica volta che Fassino è stato politicamente coinvolto è nelle prime due settimane del 2007, perchè su un giornale uscì che Del Turco aveva scritto una lettera a Fassino chiedendo le mie dimissioni per i famosi emendamenti. Ma lui era il segretario nazionale dei Ds e certo non sa chi è Angelini. C'era invece un conflitto tra i Ds e la componente dello Sdi della giunta». Fassino chiamò allora il capo dell'organizzazione Maurizio Migliavacca, «e indirettamente fece smentire ogni possibilità di chiedere mie dimissioni». Tre giorni dopo il segretario dei Ds venne a Pescara per un convegno. Paolini salì sulla sua macchina e gli spiegò la situazione. Fassino rinnovò la fiducia del partito a Paolini e tese la mano a Del Turco. E la crisi rientrò.