La decisione nella seduta del Consiglio dei ministri presente il presidente vicario della Regione
Un commissario per il piano di rientro del deficit della sanità, ma niente tasse aggiuntive per gli abruzzesi. Questa la decisione del Consiglio dei ministri presa ieri su proposta dei ministri della Salute Maurizio Sacconi e dell'Economia Giulio Tremonti dopo aver sentito il presidente vicario della regione Enrico Paolini presente alla riunione. Il commissario è il veneto Gino Redigolo, oggi direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria provinciale n.8 di Reggio Calabria, attualmente commissariata.
Nella delibera approvata dal consiglio dei ministri si fa esplicito riferimento all'esigenza di «contenere l'incremento delle aliquote fiscali» e si indicano i cardini necessari per il rientro dai disavanzi.
Il commissario si insedierà entro una decina di giorni e resterà in carica fino alla risoluzione del percorso di risanamento della sanità abruzzese.
Soddisfatto Paolini: «Sono contento, non conosco Redigolo ma ha un curriculum ottimo. È la risposta giusta alle tante illazioni che si fanno sulla sanità».
Paolini ieri ha vissuto una giornata campale. Sveglia alle 4, partenza alle 5 da Pescara per evitare di arrivare in ritardo (la riunione era stata convocata alle 9 a Palazzo Chigi). Con lui c'erano il prefetto Giuliano Lalli, commissario dell'Agenzia sanitaria regionale e Carmine Cipollone, direttore del bilancio. Paolini e i suoi collaboratori sono arrivati davanti a Palazzo Chigi con un'ora e mezzo di anticipo, il tempo giusto per un caffè a un bar della Galleria Sordi e per una rilettura veloce alle carte. Alle 9 in punto sono saliti al primo piano della presidenza dei ministri. Nell'anticamera Paolini ha ricevuto una telefonata direttamente da Berlusconi che lo ha invitato nel suo studio. «È stato un colloquio molto cordiale di dieci minuti circa, il presidente ha voluto sapere quali fossero le nostre proposte, poi ha voluto sottolineare il proprio disappunto per la situazione abruzzese, dando la solidarietà attraverso me a tutti gli abruzzesi.» Subito dopo il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta ha chiamato nell'aula del consiglio il presidente Berlusconi che ha aperto i lavori. A quel punto Paolini è stato invitato a partecipare e a prendere la parola per illustrare la proposta del governo regionale sulla sanità.
«Ho parlato 5 minuti e mezzo», racconta Paolini, «ho ribadito che avremmo accettato come commissario un supertecnico all'interno di un patto di fiducia governo-regione che poggi sul principio che dice "fuori la politica dalla sanità". Ma ho chiesto che non si fossero nuove tasse e che questo venisse scritto nella delibera».
La riunione non è comunque entrata nel merito delle proposte della regione (prolungamento del piano si risanamento, prestito da restiuire con un mutuo trentennale) perché, ha spiegato Paolini, «sarà lavorando assieme al commissario che decideremo le cose da fare, ma certo non ci siamo spostati dalla nostra strada».
Paolini ha poi ringraziato le forze sociali, sindacati e associazioni di imprese «perché questo risultato è anche il frutto del loro lavoro, di una squadra unita sull'obiettivo».
Ora il problema da sviscerare è quale sarà il ruolo del commissario una volta che si insedierà il nuovo governo regionale dopo il voto del 30 novembre e 1º dicembre. Secondo Paolini la nuova giunta avrà comuque un assessore alla sanità (oggi è lui a detenere la delega), ma probabilmente le scelte sulle questioni di spesa spetteranno al commissario, mentre l'assessore svolgerà un ruolo politico di indirizzo.
Chiaramente bisognerà leggere bene la delibera e i poteri che concede al commissario, perché con l'arrivo di Redigolo nasce anche un problema delicato che riguarda la sovranità del consiglio regionale. Ma si fa notare in regione che il tavolo di monitoraggio costituiva già di fatto una limitazione dei poteri del consiglio, perché i tecnici del ministero avevano il potere di respingere al mittente atti deliberati dall'assembela che non fossero stati in linea con il piano di rientro.
Un ultimo aspetto riguarda l'atteggiamento delle altre regioni. Per eliminare il pericolo delle tasse c'è bisogno dell'assenso tutto politico della Conferenza delle Regioni (alcune del Nord sono assolutamente convinte che si debbato punire le "regioni canaglia"). Martedì Paolini si era precipitato a incontrare Vasco Errani, presidente della conferenza. L'incontro fortunoso si è svolto nel casello autostradale di Ravenna, ma è servito al presidente vicario per strappare l'assenso di Errani alle proposte che Paolini avrebbe avanzato al Consiglio dei ministri.
È infatti stata una telefonata di Errani a Letta ad accelerare la candelarizzazione del Consiglio.