ROMA. La tensione è alta, i volti stanchi e tirati. Davanti al Ministero del Lavoro in via Flavia a Roma ci sono rappresentanti di tutte le categorie: assistenti di volo, tecnici della manutenzione, personale di terra, piloti. «Nel nostro lavoro siamo tutti necessari», dice Paolo, 50 anni, comandante sui voli di lungo raggio, 10mila euro al mese di stipendio: «Sono certo di perdere il posto, mi mancano solo due anni di contributi per la pensione. Oggi non sono qui per me, ma per tutti gli altri». Come Fabrizio, 43 anni, da 20 addetto al controllo e manutenzione motori. Contratto a tempo indeterminato, il suo stipendio è di 1.500 euro: «Ho un figlio, ma per fortuna non ho un mutuo da pagare come molti miei colleghi. Mia moglie lavora come vigile urbano. Con il nuovo contratto arriverei a guadagnarne 700, il che significherebbe la fame». E 700 euro netti li guadagna Mikaela, 32 anni, che lavora da 12 anni - di cui 9 da precaria - al centralino per le prenotazioni di Alitalia: «Quando sono entrata pensavo di fare una specie di gavetta, di passare prima o poi ad incarichi più gratificanti e remunerativi. Ce lo avevano promesso. Ma nonostante l'impegno e la costanza siamo rimasti tutti lì. Oggi vivo con mia madre». Per scelta? «No, perché con quello stipendio è impossibile fare diversamente». Marco ha 52 anni, è assistente di volo dal 1979, oggi al più alto grado della sua categoria, responsabile di cabina. In busta paga 2.500 euro al mese, in proporzione la metà di quanto guadagnava dieci anni fa. Marco è l'unico a cui viene un sorriso nel ricordare il passato: «Negli anni '80, che io chiamo l'Epoca Imperiale dell'Alitalia, il nostro era un mestiere meraviglioso. Anche io oggi sono venuto qui per gli altri, per i colleghi più giovani, con la mia età sono certo di rientrare nei tagli del personale».
A manifestare ci sono anche i parenti di tutti i ragazzi che stanno per perdere il posto. Renato è il convivente di Pasquale, assistente di volo da 12 anni: «Viviamo insieme da 14 anni e come tutte le altre famiglie abbiamo impegni, mutui da pagare. E poi non capisco perché, in tutto questo disastro si voglia buttare via il nome Alitalia, che è prestigioso e figura tra le 4 migliori compagnie del mondo».
Elisa, assistente di volo di 36 anni, in Alitalia da 16, non sa se perderà il posto: «Pescano nel mazzo, a caso. Tu sei fuori, tu no. Io per fortuna mi sono laureata in economia. Ci ho messo 12 anni, ma forse adesso sarà più facile trovare un nuovo lavoro. Forse».