Supera il controesame e dà forza alle accuse. E su una mazzetta da 100mila euro spunta la testimone
PESCARA. Il grande accusatore resiste al contrattacco dei difensori di Sanitopoli. Vincenzo Angelini supera la prova più difficile ma all'uscita del tribunale di Pescara ha il volto segnato dalla fatica. Farfuglia qualcosa sul complotto contro di lui, dice metafore come quella che tra il «bere o l'affogare» ha scelto di «bere», dà del bugiardo a un avvocato che lo ha definito reticente e risale sull'Audi A8 che lo attende da oltre un'ora a motore acceso. Dura poco il controesame di Angelini: appena tre ore (contro le 12 dell'esame dell'accusa di martedì e mercoledì scorsi). Tre ore durante le quali gli avvocati di Ottaviano Del Turco, Camillo Cesarone, Lamberto Quarta e degli altri indagati, rinunciano ad affrontare il tema più scottante: quello delle venti tangenti che il re delle cliniche private dice di aver versato all'ex presidente della giunta.
Oppure delle mazzette che Angelini sostiene di aver pagato ai politici del centrodestra, da Vito Domenici all'ex presidente Giovanni Pace.
Angelini ha documentato tutti i prelievi delle decine di dazioni ma ha solo tre fotografie scattate dal suo autista mentre entra in casa Del Turco a Collelongo. E poi ha le dichiarazioni di una vecchia governante che ha visto Luigi Conga, ex manager della Asl di Chieti, in una delle case di Angelini, in via Mazzini a Pescara. Ma sulle presunte consegne vere e proprie c'è solo la parola di Angelini contro quella degli indagati.
LA LITE IN AULA. Così la strategia degli avvocati Giuliano Milia, Francesco Carli, Marco Femminella, Giovanni Cerella e degli altri, è di far parlare il meno possibile il grande accusatore di Sanitopoli sui 15 milioni di mazzette (di cui 5,8 milioni a Del Turco). Oppure di rinunciare al controesame, come fa l'avvocato Massimo Cirulli, difensore di Pace. Ma nell'ultima udienza un legale esce fuori dagli schemi: è Barbara D'Angelosante che fa saltare i nervi all'avvocato del re delle cliniche. «Ti denuncio, ti querelo», urla in aula Sabatino Ciprietti. E il gip Maria Michela Di Fine è costretta a sospendere l'udienza. Accade alle 10.
La D'Angelosante cerca di mettere in difficoltà Angelini con una serie di domande. Chiede: «Quando ha deciso di rivelare di aver pagato le mazzette?». E lui risponde: «Dopo una riunione di famiglia con mia moglie e le mie figlie». Ma l'avvocato incalza: «Lei, quindi, ha deciso di denunciare tutto dopo essersi consultato con il suo avvocato», facendo intendere che dietro alle rivelazioni del grande accusatore ci sia un piano studiato a tavolino. E qui scoppia la lite: Ciprietti annuncia querele, il giudice dà lo stop di quasi mezz'ora all'udienza.
SPUNTA LA TESTIMONE. Poco prima, Angelini aveva però raccontato della visita di Conga nell'abitazione pescarese di via Mazzini e della consegna del pacchetto in cui - sostiene il titolare di Villa Pini - ci sarebbero stati 100 mila euro che ogni mese Angelini sarebbe stato costretto a versare all'ex manager Asl. Angelini non risponde in maniera elusiva: è preciso, aggiunge anche il nuovo elemento della testimone che assiste alla scena.
Non c'erano testimoni, invece, all'incontro al casello dell'A25 di Pratola Peligna dove Angelini dice di aver consegnato 500 mila euro all'ex assessore Vito Domenici.
L'INCONTRO AL CASELLO. L'avvocato Carli fa domande su questo episodio, ma Angelini non ricorda quale macchina, tra la sua e quella dell'ex assessore, arrivò prima al casello; né come le auto si disposero. Dice però che Domenici scese dall'auto e andò verso di lui per prendere la mega-mazzetta. Ma i «non ricordo di Angelini» diventano, per il difensore, punti deboli del grande accusatore: «Che sa rispondere solo sui temi che ha studiato ma diventa elusivo se gli si chiedono particolari su cui non è preparato».