L'Abruzzo oggi ha bisogno di ripartire. Ma non deve ripartire da zero o da prima di qualcosa. La regione ha necessità di chiamare a raccolta tutto il suo potenziale, tutte le sue energie, tutte le competenze che ci sono, per dare risposte ai tanti interrogativi che la comunità abruzzese si pone, oggi più di ieri. Per farlo bisogna entrare nel merito di ciò che oggi serve all'Abruzzo, in modo che non ci si trovi alla vigilia di una falsa partenza. E bisogna capire, anche, come l'Abruzzo viene percepito fuori dai suoi confini, fuori dalle cronache: per quello che rappresenta, per quello che ha, per la sua storia e i passi avanti fatti fino ad oggi. Nel nostro «Combattimento di idee Abruzzo chiama futuro», ragioneremo intorno a tre argomenti chiave: la realtà e i bisogni attuali del welfare, dell'impresa e dei territori della nostra regione. Li analizzeremo per capire a che punto è l'Abruzzo, cosa bisogna fare per rimetterlo in moto, consci di quanto sia necessaria una nuova classe dirigente in grado di farlo e pronti a identificarla fra le forze che abbiamo a disposizione, a cercarla all'interno dei territori, ovunque ci siano capacità e competenze utili a concretizzare i nostri obiettivi e ad operare per il bene delle comunità.
Il metodo migliore per capire è concentrarsi sulle persone, intese come comunità che ha dei diritti, ma anche bisogni e può partecipare attivamente alla costruzione di una regione che funzioni, dove la sanità funzioni, dove la cultura vada di pari passo con la crescita economica, finanziaria, territoriale, infrastrutturale. Una regione con vista sull'orizzonte, in modo da non doversi chiedere, come ci capita oggi, quale futuro aspettarsi. Non sarebbe un buon metodo, però, se non considerassimo la forza a cui attingere per maturare un cambiamento concreto. Una forza che arriva da una realtà viva e che ha i numeri per crescere ancora: 96.000 imprese, 33.000 liberi professionisti, 220.000 studenti, 600 sportelli bancari, 50.000 volontari, la più grande estensione di aree verdi d'Europa. Ma è necessario creare nuove equazioni perché tali numeri producano sviluppo, perché le imprese siano pienamente coinvolte in un processo di crescita capace di condurre lontano e di sintetizzare il patrimonio di esperienze con tecnologie, innovazione e la richiesta di opportunità che arriva dai giovani.
Il territorio è una base fondamentale per ripartire. Le nostre città sono portatrici di un proprio progetto di sviluppo, di risorse e di idee per realizzarlo, ma senza politiche urbane di larga scala, che estendano il perimetro di ogni grande centro a quello di una regione intera, sono iniziative isolate, tendenti all'autarchia. Progetti che nascono in seno ai piccoli Comuni che sono intenzionati a crescere e, alcuni, ad uscire da un isolamento che non sempre è solo geografico. Contributi coltivati anche nelle città-distretto, realtà di mezzo per dimensione, dove però passano e si perfezionano servizi, bisogni e professionalità che possono essere messe a disposizione dell'intero territorio regionale.
Siamo ad un bivio importante della nostra storia, dalla consapevolezza di questo e dalla voglia di fare per il futuro dell'Abruzzo, nasce il «Combattimento di idee. Abruzzo chiama futuro». Sul nostro simbolico ring non ci saranno vincitori ma idee forti, che si aprono al confronto con la realtà, da cui attingere perché nel nostro futuro prossimo si verifichi quel cambiamento che gli abruzzesi invocano, chiedendo nuovi valori, certezze e obiettivi di riferimento e a cui ancorare la rinascita di un rapporto fiducia con chi deve guidare il suo sviluppo, costruirne il futuro.
Si insedierà la prima importante palestra dove chi aspira a diventare futura classe dirigente d'Abruzzo può cominciare a mettere in campo la forza delle idee.
(*) Segretario regionale del Pd