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Pescara, 27/06/2026
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Data: 13/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Abruzzo, taglio di 1500 insegnanti in tre anni. La denuncia dei sindacati: spariranno anche 500 posti di amministrativi

L'AQUILA. La scure del governo si abbatte pesantemente sul sistema scuola in Abruzzo: solo quest'anno la regione ha perso 356 posti da docente rispetto al 2007 e per i prossimi tre anni sono previsti tagli per 1500 posti da insegnante e 500 posti tra personale amministrativo e Ata. A farne le spese saranno soprattutto le province di Chieti e dell'Aquila e trasversalmente tutte le scuole dalle elementari alle superiori. I dati sono stati resi noti ieri dai segretari regionali delle associazioni sindacali della scuola: Cgil, Cisl, Uil e Snals che si dicono pronti ad intraprendere durante l'anno scolastico manifestazioni e mobilitazioni in tutta la regione. «La scuola riapre in Abruzzo lunedì prossimo con 356 posti in meno», dicono i sindacati.
«E con classi sempre più numerose, un rapporto docenti-alunni con handicap superiore alla media nazionale, scomparsa dei corsi serali per adulti e di classi nelle aree montane, rischio di scuole sporche per la mancata pulizia».
Per i segretari regionali della Cisl, Renato Pingue e dello Snals, Pierluigi Palmieri «La manovra estiva del Governo e l'ultimo decreto legge sulla scuola e sull'Università sono stati caratterizzati dal tentativo di creare e diffondere nel Paese un clima di attacco al sistema pubblico della conoscenza e quindi dell'istruzione, della formazione e della ricerca».
Ma se monta la protesta per i tagli già fatti preoccupano le previsioni per il futuro che vanno sulla stessa linea: degli attuali 18.300 posti da docente attualmente presenti in Abruzzo (5300 a Chieti, 4500 all'Aquila, 4300 a Pescara e 4200 a Teramo) nei prossimi tre anni ne saranno tagliati circa 1500, il 17 per cento per provincia.
«Questo significa che a fronte di circa 300 pensionamenti l'anno non verranno fatte nuove assunzioni e non saranno coperte neanche le 500 cattedre vacanti: i precari sono destinati a non essere stabilizzati nel prossimo futuro» spiega Paola Bonifaci, della Cgil, «anche alcuni insegnanti appena immessi in ruolo rischiano di perdere il posto di lavoro e non solo alle scuole elementari».
I sindacati, infatti, ritengono che il decreto per le scuole elementari che prevede il ritorno al maestro unico (che sarà attuato dal 2009) comporterà un'emorragia di posti di lavoro, ma anche per le medie e le superiori la situazione non sarà migliore.
«È stata costituita una commissione per la scuola secondaria che sta studiando la possibilità di tagliare l'orario scolastico soprattutto negli istituti tecnici e professionali» continua la Bonifaci, «questo si tradurrebbe non solo in un'offerta più limitata per gli alunni, ma anche in una riduzione importante delle cattedre».
Per questo motivo i sindacati propongono nuove azioni di protesta.
«La fascia nera al braccio dei maestri, come sta accadendo in molte città italiane» dicono «ma anche scioperi e manifestazioni di piazza contro il maestro unico e contro questo scempio».

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