Bene ha fatto Il Messaggero ad aprire una riflessione sullo stato di salute, tutt'altro che buona, in cui versano alcune delle principali infrastrutture dedicate al trasporto. La crisi del movimento passeggeri, tanto su rotaia (visto il sostanziale declassamento della stazione ferroviaria di Pescara, abbandonata dagli Eurostar, a scalo di serie B) che via mare (per la chiusura anticipata dei collegamenti stagionali da e per la Croazia, figlia della mancata e definitiva sistemazione delle strutture portuali cittadine) sembrano far presagire l'avvio di una stagione poco propizia. Esistono timori anche nel caso del trasporto aereo: tra i "danni collaterali" provocati dal massiccio investimento che il governo italiano si appresta a fare sulla nuova compagnia che prenderà il posto di Alitalia, c'è un "dazio" per i piccoli scali - Pescara è tra questi - che abbandonati al proprio destino hanno affidato con successo il proprio sviluppo alle compagnie low cost. Facile immaginare, allora, altri correttivi alle regole del mercato.
Il "caso Pescara" può rappresentare, per il peso naturale che la città riveste, l'apripista per un generale arretramento di tutto il sistema di trasporti regionale. I segnali, in questo senso, sono inquietanti. L'Abruzzo è tagliato fuori dagli investimenti per l'alta velocità, concentrata esclusivamente sulla dorsale tirrenica, lungo l'asse che collega Milano a Napoli, prima di tornare sulla fascia adriatica all'altezza di Bari. Inoltre, molte delle strutture decisive per il trasporto delle merci sono tuttora ferme al palo, nonostante siano state progettate e finanziate oltre vent'anni fa. Così è per l'interporto di Manoppello che opera a scartamento molto ridotto. Così è per gli autoporti che il piano regionale ha individuato: Roseto, San Salvo, Avezzano. Decisivi per modernizzare e velocizzare il trasporto delle merci, costati alla Regione miliardi di vecchie lire, perfino collaudati (come nel caso di Roseto) e mai aperti. A Roseto, in verità, l'autoporto è stato aperto: agli allenamenti di alcune squadre dilettantistiche di ciclismo. Una scelta che farà piacere agli sportivi della domenica, ma che suona per migliaia di imprese del trasporto come una beffa.
*Direttore regionale della Cna