PESCARA - Tre giorni per portare a termine l'interrogatorio di Vincenzo Angelini da parte del pool di magistrati che indagano sul cosiddetto "scandalo sanità", tre ore o poco più per il controesame dei circa venti avvocati che fanno parte del collegio difensivo. Si è chiuso così l'incidente probatorio, questo passaggio istruttorio e processuale tanto contestato e ostacolato da parte dei difensori.
Qualcuno ha appena sfiorato il merito delle tangenti che avrebbero intascato l'ex governatore Ottaviano Del Turco e tutti gli altri indagati della sua Giunta e della Giunta precedente. Qualche altro, vedi gli avvocati di Conga, dell'ex assessore Boschetti, o dell'ex responsabile della Sanità, Domenici, ha cercato di mettere sotto pressione il superteste finendo, forse, per buscarle. E' evidente, comunque la strategia difensiva messa a punto ieri nello studio dell'avvocato Giuliano Milia alla presenza dei suoi assistiti eccellenti che, per l'occasione, avevano avuto il permesso del giudice per uscire dai domiciliari. Parliamo di Del Turco, Quarta e Masciarelli, che nella giornata di pausa dell'incidente probatorio hanno spulciato con i loro legali i verbali del primo giorno di interrogatorio di Angelini per arrivare alla giornata clou.
Milia, molto intelligentemente, non sarebbe entrato nello specifico delle presunte dazioni, ma si sarebbe limitato a una dozzina di domande più di contorno, o quantomeno di precisazione. Ad esempio su come fossero state scattate le fotografie della consegna dei soldi a Del Turco, se con un telefonino o con una macchina fotografica; come mai fossero state scattate foto dei soldi e del percorso per entrare nella casa ma nonsia stata fotografata anche la busta che Angelini avrebbe avuto in mano, all'uscita, con le mele che avrebbe messo lì dentro l'ex governatore per non insospettire l'autista dell'imprenditore, che lo aspettava in macchina. E poi ancora precisazioni sul telepass e sulle autovetture utilizzate, sulle fascette dei soldi strappati.
Insomma la difesa ha seminato un po', senza entrare nel merito, come avrebbe fatto ad esempio il difensore di Conga, l'avvocato D'Angelosante, che ha scatenato la memoria di Angelini che, rispondendo, ha aggiunto un particolare, non di poco conto, sfuggito all'esame del pool. E cioè che quando Conga sarebbe andato nell'appartamento di via Mazzini a Pescara, per prendere le tangenti, c'era anche la cugina, e soprattutto c'era un'anziana governante che avrebbe visto il passaggio del pacchetto. «Sì, ma non si vedevano soldi», gli viene ribattuto, e lui risponde secco «Sì, adesso mi mettevo a contargli le banconote davanti».
Ora si spengono i riflettori su questa delicata fase dell'inchiesta e si apre il capitolo scarcerazioni. Nei giorni prossimi, probabilmente martedì, i legali degli indagati si vedranno in Tribunale per depositare le istanze di scarcerazione. A questo punto, come aveva già anticipato il procuratore Trifuoggi, non ci sarebbe più nessuna esigenza istruttoria particolare tale da impedire la loro scarcerazione