Domani gli avvocati depositano le istanze per la revoca degli arresti
PESCARA. Andava spesso a Londra ma quei viaggi, secondo la Procura non erano gite di piacere. Terminata la fase dell'incidente probatorio, gli accertamenti dei pm che indagano sulla Sanitopoli non si fermano. Nell'inchiesta, oltre agli accertamenti patrimoniali, entrano anche gli spostamenti di alcuni personaggi chiave dell'indagine come Camillo Cesarone, vicino sia al grande accusatore Vincenzo Angelini sia al principale degli accusati Ottaviano Del Turco.
FINANZIERI IN AGENZIA. Londra, per la Procura, vuol dire Deutsche Bank, cioè il cuore dell'inchiesta che ipotizza una corsia preferenziale percorsa da Del Turco e dal suo staff per favorire l'istituto di credito tedesco non solo nell'operazione di cessione dei crediti ma anche per grandi infrastrutture per l'Abruzzo come il porto di Ortona, il sistema aeroportuale, la metropolitana di superficie di Pescara e i tunnel per il treno Pescara-Roma. E proprio nella sede londinese si registrano i viaggi istituzionali di Del Turco per definire i dettagli dell'operazione. Viaggi compiuti nell'autunno del 2006 per stringere l'alleanza. In queste missioni Del Turco ha incontrato, tra gli altri, anche Fabio De Concilio, altro personaggio-chiave dell'inchiesta, che i pm non sono ancora riusciti a interrogare. Il manager, responsabile della filiale di Londra dei rapporti istituzionali con il settore pubblico, doveva essere sentito il 18 luglio in Procura ma con un fax da Londra ha «dribblato» i pm. Al di là delle missioni ufficiali, nel mirino sono finiti soprattutto i viaggi privati. Accanto agli accertamenti patrimoniali, destinati a verificare quando e come si sarebbero spostati i soldi percepiti in maniera illecita, oltre a eventuali mutamenti nel tenore di vita, l'indagine si è allargata ad altri obiettivi. Tra questi, gli spostamenti personali: i finanzieri sono andati a chiedere informazioni anche alle agenzie di viaggio di Chieti per reperire i tabulati delle prenotazioni dei viaggi aerei effettuati da Cesarone.
PERCHE' LA DEUTSCHE. Angelini ha rivelato davanti al gip Maria Michela Di Fine che sarebbe stato l'ex capo della Fira Giancarlo Masciarelli a imporgli nel 2006, per conto di Del Turco, la cessione di 14 milioni di crediti alla Deutsche Bank». Spinta, sollecitazione, imposizione. Questa la condotta attribuita dall'accusa a Del Turco, Quarta e Masciarelli. I tre avrebbero costretto il grande accusatore Enzo Angelini a compiere le operazioni di cessione dei crediti sanitari a quella, e solo a quella banca. Nel mirino sono finiti i rapporti con la sede di Londra dell'istituto di credito per la cessione dei 14 milioni. L'imposizione di rapporti privilegiati con il gruppo tedesco è uno dei filoni principali. Il funzionario della Deutsche Bank, che viene definito «referente» in alcuni passaggi dell'ordinanza del gip, è accusato di abuso patrimoniale aggravato in concorso con tutta la giunta regionale (Del Turco, Verticelli, Srour, Caramanico, Ginoble, Mazzocca, D'Amico, Fabbiani, oltre a Quarta e Angelini). Tuttavia, il numero degli indagati della Deutsche Bank potrebbe essere destinato a salire. Infatti, nell'ordinanza, il gip usa, non a caso, il plurale: «responsabili della Deutsche Bank da identificare». Il reato, per i pm, sta nell'ingiusto vantaggio patrimoniale procurato intenzionalmente al gruppo Villa Pini e alla Deutsche Bank attraverso la delibera 58 del 29 gennaio 2008, relativa alla convenzione di pagamento per i crediti sanitari ceduti da fornitori del servizio sanitario regionale alla Deutsche Bank. Il nome dell'istituto di credito ricorre spesso nelle trascrizioni degli interrogatori di Angelini. Il re delle cliniche private riferisce di aver sentito parlare del nome della banca «portato avanti, fondamentalmente, sempre da Quarta per conto di Del Turco. Nei nostri incontri», dice Angelini, «è uscito l'argomento della joint-venture Regione-Deutsche per la vicenda del porto di Ortona e per i tunnel del treno Pescara-Roma». Tutte operazioni che avrebbero coinvolto la Deutsche Bank con cospicue provvigioni tolte ad altri istituti e, soprattutto, affidate in maniera diretta e senza gare.
«PAGARE E BASTA». Intanto, dagli atti dell'inchiesta, spuntano fuori anche le «lettere di notifica» nelle quali si intima il pagamento dei crediti «altrimenti si procede con l'applicazione degli interessi». Quelle lettere, che, secondo quanto riferisce una telefonata intercettata, erano arrivate anche alle Asl abruzzesi, suscitano una certa preoccupazione nel palazzo, visto che c'era da prendere una decisione in tempi rapidi: pagare i 14 milioni oppure aspettarsi «una marea di soldi di interessi». «Comunque», taglia corto un dirigente regionale in un altro dialogo finito nella rete delle intercettazioni, «è stato deciso di proseguire, anche perché il Presidente si è impegnato con la Deutsche Bank».
I DUE MILIONI «PERSI». Tra le tante tangenti che dice di aver pagato, pari a quindici milioni di euro, di cui 5,8 a Del Turco, Angelini è stato attaccato dal collegio dei difensori degli indagati per essersi contraddetto su una cifra di circa due milioni di euro. Soldi che, come riferito nel corso del primo interrogatorio, sarebbero stati prelevati per «esigenze personali». E che poi si sarebbero trasformati in tangenti. L'avvocato Ciprietti ha invece ribattuto che «non ci sono state contraddizioni neppure nella ricostruzione di questo passaggio».
«VOGLIAMO LA LIBERTÀ». Intanto gli indagati, attraverso i loro avvocati, chiederanno di poter lasciare gli arresti domiciliari dove si trovano ancora Del Turco, Quarta, Cesarone, Boschetti, Masciarelli, Domenici, Conga e Zelli. Tra domani e martedì gli avvocati sonderanno il terreno con la Procura. Quindi presenteranno singole istanze per ciascuno dei loro assistiti. I pm esamineranno le richieste una per una e poi esprimeranno il parere al gip.