ROMA. Il governo gioca l'ultima carta nella partita su Alitalia: una proposta di mediazione che ruota soprattutto intorno al nodo contratti, ma che non è detto non lambisca anche il capitolo esuberi. Il negoziato è in corso, non più però a Palazzo Chigi ma al ministero del Lavoro e in serata a prevalere è un cauto ottimismo. Silvio Berlusconi intanto segue a distanza l'andamento del negoziato. Pomeriggio in Sardegna, poi il rientro a Milano: il premier non è dunque ancora intervenuto personalmente al tavolo della trattativa, ma durante l'intera giornata si è tenuto in contatto con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro Maurizio Sacconi. Il conto alla rovescia è comunque partito, nelle prossime ore si saprà qual è il destino di Alitalia. Il Partito democratico, che da sempre attacca il disegno del Cavaliere, ora però guarda avanti e si dice convinto che in realtà i guai per la compagnia di bandiera e per i suoi lavoratori non finiranno certo con la chiusura dell'accordo. «In ogni caso il problema continua» assicura il ministro ombra dei Democratici Pierluigi Bersani. Anche se tutto dovesse andare per il meglio, infatti, a questo punto si avrebbe «una piccola compagnia domestica che per portare la nostra gente nel mondo - è convinto l'esponente del Pd - dovrà farsi dare un passaggio da un'altra compagnia, mettendo a carico del contribuente almeno un miliardo e mezzo di euro». I Democratici non lesinano critiche neppure ai sindacati («sono stati protagonisti in questi anni di una vicenda non lodevole, con limiti ed errori», dice sempre Bersani) ma difendono i lavoratori: trattati come «quattro satrapi» vengono messi «con le spalle al muro». E le critiche alle organizzazioni sindacali sono, un po' a sorpresa, un punto di contatto tra maggioranza e opposizione. Certo, gli accenti sono assai diversi. I sindacati mostrano «sentimenti antinazionali ed antisociali - è il duro commento del vicepresidente vicario dei deputati del Pdl Italo Bocchino - perché mettono a rischio il prestigio dell'Italia nel mondo e 20.000 posti di lavoro». Ma c'è anche chi rilancia e chiede «un segno di responsabilita» come il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: bisogna evitare, dice, «veti ideologici» e soprattutto occorre evitare il fallimento. L'Italia dei Valori non entra invece nel merito del dibattito e con il leader Di Pietro chiede che «Berlusconi risponda del danno erariale che ha arrecato alle casse dello Stato facendo credere che aveva in mano una soluzione per Alitalia». Ma il Cavaliere non dovrà rispondere di niente, perché alla fine «prevarrà il buon senso» e la Nuova Alitalia vedrà la luce, è il pronostico del ministro leghista Roberto Calderoli.