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Data: 16/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Verso la firma, giovedì il vertice decisivo. Tutti i sindacati incontreranno governo e Cai. Tra i piloti primi sì all'intesa. L'accordo quadro raggiunto l'altra notte con i confederali prevede mille posti di lavoro in più

ROMA. Giovedì, a meno di nuove incertezze e sorprese, si firma. Nove sigle sindacali, confederali e autonome, hanno già un appuntamento con la Compagnia aerea italiana, presente il governo come mediatore. Un patto strappato con i denti per salvare Alitalia, dodicimila posti di lavoro, il trasporto aereo italiano. L'accordo quadro firmato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, trattato personalmente dai leader Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Renata Polverini non è poi tanto male. Almeno così dice l'Anpav, prima sigla autonoma pronta a firmare. Mille posti di lavori in più, riportando gli esuberi a 3.250, annuncia orgoglioso il premier Silvio Berlusconi a "Porta a Porta", non sono cosa da buttar via. In più piloti e assistenti di volo hanno ottenuto quello che volevano: tavoli tecnici separati dove affrontare i problemi specifici di ogni categoria. E disegnare condizioni accettabili prima che l'arrivo del personale AirOne, più povero, nella Cai abbassi il livello della contrattazione.
Il commissario Augusto Fantozzi porta pazienza e sposta in continuazione la linea di confine tra la vendita e il fallimento. Adesso parla di 30 settembre, dopo aver ventilato per giorni la chiusura di tutte le procedure ieri mattina. Gli imprenditori della cordata messa insieme da Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa SanPaolo, e presieduta da Roberto Colaninno portano pazienza, anche per non contrariare il premier. Dice Berlusconi: «Sto spendendo tempo a convincere alcuni imprenditori della cordata a non fare come Air France visto che in questi giorni alcune sigle sindacali hanno avuto un atteggiamento irrazionale».
Animosità di Berlusconi a parte, la trattativa per la sopravvivenza di quel po' di buono c'è ancora in Alitalia è stata ed è quanto di più confuso sia mai avvenuto nella pratica sindacale. Proviamo a riassumere. Da domenica sono entrate in campo le grandi confederazioni sindacali, arrivando, ieri sera, alla firma di un accordo quadro che regolerà sia la mobilità del personale Alitalia sia il nuovo contratto di lavoro aziendale con la Compagnia aerea italiana. Un contratto che sarà applicato anche ai lavoratori di AirOne quando la compagnia di Carlo Toto sarà conferita alla Cai.
Nel frattempo, senza unitarietà, le sigle autonome e quelle confederali di categoria hanno tentato di discutere i dettagli del contratto, segnando le differenze fra piloti, assistenti di volo e personale di terra. Ma il problema resta sempre quello della cornice. La Filt Cgil non apprezza l'accordo quadro e avrebbe preferito una trattativa senza confederali. L'Anpac, piloti, sarebbe contrario ma sceglie il dialogo. Anpav, assistenti di volo, è pronto a firmare purché si chiuda. Sdl vuole modifiche. I Cub rifiutano in toto. L'Unione piloti sta a guardare e richiama l'attenzione sul grande senso di responsabilità dei lavoratori Alitalia.
Ai tavoli della trattativa e intorno al vorticoso giro di incontri si usano tutte le argomentazioni. Durissimo Berlusconi: «Non ci sono alternative alla nuova compagnia, via i privilegi». Prudente il ministro allo Sviluppo economico Claudio Scaiola, che vede il problema risolto in una settimana perché tanto Alitalia formalmente è già fallita, il Tribunale di Roma ha da giorni dichiarato lo stato di insolvenza. Per cercare una soluzione le carte si giocano tutte. C'è la questione di Atitech, società collaterale di Alitalia, officine di manutenzione pesante collocate a Napoli. Secondo il piano originale tutti dovrebbero andare a casa. Secondo le ipotesi della diplomazia sindacale potrebbe esseci un salvataggio grazie al passaggio a Finmeccanica. Da almeno una settimana Palazzo Chigi fa pressing su Pierfrancesco Guarguaglini che nicchia anche se molti sono convinti a scommettere che alla fine cederà, come molti imprenditori della cordata, in cambio di commesse e appalti sui settori che gli stanno a cuore, difesa e tecnologia avanzata.

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