ROMA. Roberto Colannino pone un altro ultimatum e allarga un po' i cordoni della borsa. Il presidente della Compagnia aerea italiana si presenta a Palazzo Chigi e offre ai sindacati, confederali e autonomi, una cambiale da riscuotere se e quando i conti della nuova Alitalia torneranno in utile.
Una redistribuzione del 7 per cento degli utili, al netto delle tasse, da far incassare il 45 per cento ai piloti, il 30 per cento agli assistenti di volo e il 25 per cento al personale di terra. In cambio chiede l'accettazione del piano entro oggi pomeriggio alle 16. In caso contrario ritira l'offerta. Perché non ha intenzione di mettere un euro in più sul tavolo: «I soldi sono finiti».
Il governo, per prudenza, anticipa la scadenza alle 15,50. Le diplomazie sindacali hanno poche ore per decidere il che fare e soprattutto come convincere tutti a firmare. Se infatti i confederali in questi giorni hanno valutato e discusso il piano della Cai, limato e contrattato, gli autonomi sono stati tenuti fuori dalla porta. C'è un accordo quadro da emendare in qualche parte, lo dice la Cgil, e c'è un contratto che in quell'accordo deve inscriversi il cui contenuto è ancora un mistero per i lavoratori ai quali dovrebbe essere applicato.
La discussione, da un certo punto in poi, verte tutta sul metodo per la verità alquanto bizzarro di tutta questa ultima fase della crisi Alitalia. I partiti dell'opposizione, parlamentare e non, valutano l'aut aut di Colaninno come «inaccettabile». Così come le sigle autonome di piloti e assistenti di volo non accettano di portare ai lavoratori, per un eventuale referendum, un accordo preso a scatola chiusa.
Per questo Cgil, Cisl, Uil e Ugl, pur determinati a contrattare fino all'ultimo minuto e all'ultima virgola, si sono appellati al buon senso di tutti gli altri, soprattutto del piloti. Qualche cosa, del resto ieri è stata portata a casa. Oltre alla redistribuzione degli utili promessa da Colaninno, si profilerebbe una soluzione anche per Atitech, società preposta alla manutenzione pesante e destinata secondo il piano originale a finire nella «bad company», che poi vuol dire quella da chiudere. Il governo sarebbe riuscito a mettere insieme una minicordata composta da Finmeccanica, Fintecna e la stessa Cai che rileverebbe Atitech salverebbe così il posto di lavoro ad altre 800 persone.
Goccia a goccia, insomma, un po' di cose i lavoratori Alitalia l'hanno ottenuta e sarebbe stata raggiunta quella che il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi definisce «una importante base di consenso». Lo ricava dalle parole dei leader confederali. Raffaele Bonanni, Cisl, è pronto a firmare. Luigi Angeletti, Uil, è addirittura teatrale nell'esprimere il proprio consenso: «La Cai non ritirerà l'offerta per causa nostra». Fabrizio Solari, Cgil, al tavolo tutto il giorno in sostituzione di Guglielmo Epifani dichiara che non sarà «a posto con la coscienza fino a quando non avrà espletato ogni tentativo di allargare il consenso». Renata Polverini, Ugl, va sul concreto e ricorda che «per il personale di terra si è trovato un accordo e che la proposta di distrubuzione degli utili è un elemento positivo per piloti e assistenti».
Certo, i contratti dei lavoratori Alitalia non saranno più quelli di una volta ma governo e Compagnia aerea italiano si sentono forti del via libera che ormai le grandi organizzazioni confederali non dovrebbero far mancare a meno di colpi di scena. Il che fa arrabbiare ancora di più i piloti. Il presidente dell'Anpac Fabio Berti sul punto è stato chiarissimo. E durissimo. «Sta succedendo qualcosa di importante nel paese - ha detto - e cioè che si discutono i contratti dei lavoratori dove non sono rappresentati». Il che non significa che abbandonerà la possibilità di discutere fino all'ultimo istante. Vuole «allargare il consenso sul piano industrale» ma ribadisce di non condividere «ancora molte cose». Fotocopia la posizione dell'Unione piloti mentre i rappresentanti degli assistenti di volo sono ancora chiusi nel rifiuto della proposta elaborata dopo una settimana di drammatici «stop and go».
La parola fine alla crisi Alitalia, infatti, doveva essere messa una settimana fa, data che il commissario aveva indicato come ultimativa per per fare ancora rifornimento agli aerei. Poi qualcosa aveva permesso di tirare avanti. Per oggi un altro ultimatum, gli scettici sospettano che potrebbe non essere l'ultimo.