ROMA. Applausi scroscianti e pugni levati in segno di vittoria. È stata un'ovazione quella con cui i dipendenti Alitalia di Fiumicino hanno accolto l'annuncio del ritiro dell'offerta Cai. Ai lavoratori dello scalo romano, da giorni riuniti in assemblea permanente davanti ai varchi equipaggi, la notizia dei ritiro è stata data dai megafoni dei sindacati autonomi, quelli esclusi dal tavolo del confronto. E subito dalla folla di hostess, steward, piloti e personale di terra in attesa si è levato un lungo e rumoroso applauso carico di nervosismo, di tensione e di preoccupazioni per il futuro. «Scene di giubilo che lasciano allibiti», ha polemizzato il sottosegretario leghista alle Infrastrutture Roberto Castelli.
«Questi imprenditori che se ne sono andati non hanno mai presentato un'offerta credible, ma un'offerta di prepotenza e di rapina che i lavoratori non avrebbero mai potuto accettare. E adesso ci aspettiamo che il governo faccia il suo dovere nazionalizzando questa compagnia e tutelando l'azienda», ha detto il rappresentante nazionale della Cub Trasporti, Fabrizio Frati, invitando i lavoratori a ponderare le prossime mosse. Nel frattempo, e mentre le sei sigle sindacali che d'intesa con la Cgil hanno detto no al piano hanno già chiesto un incontro urgente al commissario Fantozzi, si continuerà a volare, anche senza stipendio. «Continueremo a lavorare stasera, domani, dopodomani, senza interrompere il servizio e nell'interesse di tutti, dell'azienda e di noi dipendenti», ha ribadito Giampalo Guerra, comandante Cargo dell'Anpac, prendendo la parola in assemblea. «Certo i tempi del fallimento sono molto stretti e i soldi in cassa sono pochi - ha aggiunto Guerra - ma visto che l'azionista di maggioranza è il Tesoro il commissario può sicuramente prendere tempo. In questo modo sarà possibile indire una gara di vendita trasparente». Nella certezza «che alle condizioni di Cai si farà avanti più di un interessato», ha ribadito Guerra ricordando che «i francesi avrebbero comprato accollandosi debiti per un miliardo e mezzo di debiti mentre per lo stesso bene Cai avrebbe sborsato, al netto, 350 milioni di euro».
L'uscita di scena della Cai, è stata applaudita anche a Milano, dove una rappresentanza di lavoratori ha presidato Palazzo Clerici, sede dell'assemblea, dando vita ad un'accesa protesta condita da slogan e insulti. Gli industriali impegnati nella cordata sono stati accolti al grido di «Buffoni, buffoni». E da Roberto Colaninno a Marco Tronchetti Provera nessuno è stato risparmiato. «Via la casta, riapre l'asta», «Meglio falliti che in mano coi banditi» hanno urlato i manifestanti al passaggio dei potenti.
Ma a sostenere che il fallimento è preferibile alla proposta Cai, c'è anche Antonio Di Pietro che nel pomeriggio di ieri si è presentato a sorpresa all'assemblea dei lavoratori di Fiumicino per invitarli a non mollare. «Credo che sul piano tecnico l'offerta Cai sia persino inferiore a quella che potrebbe stabilire il curatore fallimentare», ha detto Di Pietro annunciando che le violazioni di legge presenti nella procedura di vendita saranno denunciate alla Corte dei conti, alla procura generale della Repubblica e all'Antitrust. «Violazioni che, siamo convinti, siano tali da ingenerare una responsabilità erariale, contabile ed amministrativa, con risvolti che rasentano l'interesse privato in atti d'ufficio, da parte degli organi di governo che l'hanno posta in essere», ha aggiunto il leader dell'Italia dei Valori più volte interrotto dagli applausi.