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Data: 19/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi se la prende con Cgil e piloti. «Siamo al baratro» e accusa anche il Pd. Bersani: il colpevole è proprio lui

ROMA. «Colpa di Cgil e piloti», ma anche dell'opposizione: «Non vorrei che fosse proprio questa la soluzione che qualcuno auspicava si verificasse». Silvio Berlusconi, preso in contropiede dal precipitare della situazione in Alitalia, si affretta ad indicare i responsabili della rottura, ma è più che mai preoccupato dei possibili effetti del caos sul governo. «Siamo di fronte al baratro», ammette.
E il Pd gli replica per le rime. «Berlusconi non cerchi colpevoli - avverte infatti Pierluigi Bersani - il colpevole è lui». Per l'ex ministro la questione Alitalia poteva essere risolta già sei mesi fa, se Berlusconi non si fosse messo di traverso all'accordo con Air France. Ma anche ora invita a mantenere i nervi saldi per riaprire la partita. «Sono convinto - sostiene infatti Bersani - che possano esserci disponibilità di attori internazionali». Mentre Antonio Di Pietro, da Fiumicino, annuncia denunce contro governo e commissario perché la procedura di vendita varata dal governo sarebbe viziata, a suo giudizio, da pesanti violazioni di legge.
Scintille anche fra il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. Il primo accusa infatti «l'ostruzionismo» di Cgil e di piloti e assistenti di volo, annuncia che ora si apre la strada al fallimento e sventola come una minaccia il taglio degli ammortizzatori sociali. «Purtroppo - dice - il venir meno degli accordi fa cadere il rifinanziamento dello speciale fondo per i lavoratori del trasporto aereo che integra gli ammortizzatori fino all'80 per cento del reddito». «Dichiarazioni gravissime», replica la Finocchiaro. «Prima di minacciare di tagliare ai lavoratori gli ammortizzatori sociali, si ricordi che è ministro del Lavoro».
Silvio Berlusconi ieri è rimasto anche spiazzato dal precipitare della situazione. Ha infatti appreso del ritiro dell'offerta da parte di Cai dai cronisti che lo attendevano a palazzo Grazioli. Dopo essere rientrato da San Giuliano di Puglia, il presidente del Consiglio ha voluto fare una passeggiata e si è fermato in alcuni negozi vicino alla sua residenza romana. Qui, ai giornalisti che lo seguivano, ha detto di «auspicare una soluzione positiva» della vicenda poi, rientrato a palazzo Grazioli, ha spiegato di non voler fare dichiarazioni e di voler attendere ulteriori informazioni. A questo punto, un cronista gli ha riferito che da pochi secondi era stata battuta la notizia che annunciava l'orientamento di Cai per il ritiro dell'offerta. Il Cavaliere è rimasto interdetto. A chi gli ha chiesto se quella di Cai potesse essere una mossa «tattica», ha risposto: «Non lo so, non lo so. Quello che so è che il dottor Letta mi informa ogni tre minuti e forse le informazioni che avete voi vengono da sotto, dalla strada, non dalla sala. E quindi credo di essere più informato di voi».
Tuttavia, per sincerarsi che non vi fossero novità, Berlusconi ha chiesto ad un suo collaboratore di chiamargli Letta e dopo poco è tornato dai giornalisti per confermare di aver appreso che effettivamente Cai aveva ritirato l'offerta. «Ora siamo di fronte al baratro», commenta il premier senza nascondere la preoccupazione. Ma subito dopo indica i colpevoli: «Ci sono responsabilità pesantissime da parte di Cgil e associazioni di piloti che saranno valutate». Frena sul possibile fallimento. «Vediamo, ora voglio approfondire», ma non ha dubbi nell'accusare il Pd: «Responsabilità politiche? Certo che ci sono».

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