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Data: 21/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Sacconi: i sindacati costano 13,5 milioni. Sotto tiro i «distacchi» per le nove sigle e i comfort dei piloti

ROMA. La violenza dello scontro sulla privatizzazione di Alitalia è tale da mettere fuori gioco anche il bon ton. Nel fuoco incrociato di accuse, il ministro del Lavoro Sacconi è arrivato a prendersela con i permessi sindacali. Creando non poco sconcerto fra le organizzazioni dei lavoratori. Per dare forza al suo affondo, il ministro ha dato i numeri: «La spesa annuale di Alitalia per i distacchi sindacali ammonta a 13,5 milioni di euro, contro una stima di 1,5 milioni di euro se si applicassero le medie che valgono nell'industria per quanto riguarda le relazioni industriali». Il fatto è che in Alitalia sono attivi un sacco di sindacati, nove per l'esattezza. Oltre ai tre confederali e all'Ugl ci sono cinque associazioni di categoria, due dei piloti, due degli assistenti di volo, una del personale di terra. Tutti hanno seguito e questo comporta l'assenza dal lavoro per permessi sindacali di 30 piloti, 50 assistenti di volo e 100 unità del personale di terra.
Sulle ragioni il ministro ha le sue idee. Le colpe sarebbero del «management che ha spesso coperto le proprie inefficiense concedendo quello che altrove non veniva concesso». Ma il management, si chiedomo però i lavoratori, non veniva nominato dal Tesoro, tuttora maggiore azionista di Alitalia nonostante i ripetiti inviti a privatizzare arrivati dall'Europa negli ultimi undici anni?.
Come spesso accade la situazione è al tempo stesso un po' più semplice e un po' più complicata di come viene descritta. Più semplice perché anni di incertezze hanno dato fiato anche a spinte corporative, frammentando la rappresentanza sindacale. Fenomeno tutt'ora in atto. Più complicata perché Alitalia, da sempre, ha funzionato ricercando il totale consenso dei piloti, coccolandoli. Come nessuna altra categoria di lavoratori al mondo, piloti compresi.
Dalla pubblicazione delle carte del Tribunale di Roma sull'insolvenza, si scopre, ad esempio, che il conto degli alberghi è assai consistente, 1,5 milioni di euro, anche perché i piloti si erano conquistati il diritto a dormire dovunque avessero voluto. Impossibile imporre tetti alla spesa. Questione di sicurezza, si è sempre detto. Chi ha nelle mani la vita dei passeggeri non può permettersi una brutta nottata. Per questo i piloti, ma anche gli assistenti di volo, Alitalia è sempre andata a prenderli a casa. Pratica che la Cai ha deciso di tagliare.

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