PESCARA. Evitate nuove tasse per coprire il deficit della sanità, per i cittadini abruzzesi si profila l'aumento dei ticket sanitari. E' l'ipotesi che emerge dai conti della Regione presentati ieri mattina dall'assessore al bilancio, Giovanni D'Amico che ha illustrato con grafici e numeri la situazione in cui versano le casse regionali. D'Amico ha proposto anche delle soluzioni che devono essere intraprese, osserva «con la massima urgenza», per lasciare al prossimo governo «una eredità gestibile». Prima questione è il profilarsi di aumenti dei ticket per le prestazioni mediche e ambulatoriali, dopo i tagli del governo previsti per la sanità.
Riduzione di trasferimenti economici che la Regione Abruzzo già economicamente alle corde, subisce due volte. Sia per la tassazione elevata per tenere fede al piano di rientro del deficit delle Asl e sia le prossime decisioni del commissario Gino Redigolo, che dovrà riequilibrare i bilanci della sanità, con nuove entrate. Redigolo che è un tecnico non potrà rinviare la copertura dei debiti ventilando ipotesi politiche o mediazioni, così non potrà fare altro che «compensare» i debiti con introiti che dovranno essere sborsati dai cittadini.
D'Amico, persona molto a modo, durante la conferenza stampa appare costernato. La manovra anti-sprechi varata nel 2007-08 dalla Regione sta dando degli effetti positivi con il calo del deficit complessivo, ma questi benefici rischiano di finire nelle secche di impopolarissimi nuovi ticket.
Nel documento che D'Amico presenta alla stampa la brutta notizia è al capitolo «ulteriori problematiche», che così recita, «I costi per le visite specialistiche e ambulatoriali sono coperti per 400 milioni dallo Stato, ma per la parte residua che sarà comunicata alle Regioni entro il 30 settembre, dovranno intervenire le Regioni stesse con risorse proprie o reintroducendo, in tutto o in parte il prelievo sulle prestazioni rese ai cittadini».
D'Amico sospira e allarga le braccia, ammette che si tratterà di nuovi ticket, sapendo inoltre che nelle prossime settimane, quelle che separano dal voto regionale anticipato del 30 novembre, lui sarà alla guida dell'assessorato meno amato della Regione.
Le proposte che formula sono quindi tutte legate a creare un quadro chiaro della situazione economica della Regione, in modo che tutti i passaggi siano condivisi anche dall'opposizione di centrodestra.
Tra le cose urgenti che elenca c'è l'accertamento entro 30 giorni di tutti i debiti delle Asl fino al 31 dicembre 2006, che ammontano a circa un miliardo di euro. Poi, secondo D'Amico, occorre verificare se ci sono «sopravvenienze attive», ossia se raschiando il barile si trovano dei soldi. In questo senso ricorda che è necessario «recuperare gli 80 milioni di euro risultanti da prestazioni non appropriate e, comunque, per somme non dovute, rese da parte delle strutture private per gli anni 2005-2007, come certificato dalla Commissione ispettiva».
Una boccata di ossigeno potrebbe venire dai fondi nazionali della Legge 488/92, che ammontano a circa 785 milioni di euro, soldi da ripartire tra Regioni e da destinare ai programmi di sostegno dei bilanci proprio per quelle più in difficoltà.
Il tempo però stringe e le iniziative previste da D'Amico prevedono percorsi in salita, così sollecita il coinvolgimento della Commissione regionale bilancio, in coordinamento con il servizio del bilancio della giunta. L'obiettivo è lavorare ad un piano di «riduzione, riqualificazione ed efficienza della spesa».
Già nei prossimi giorni D'Amico terrà un incontro con il presidente vicario Enrico Paolini, la giunta e con il presidente della Commissione bilancio Angelo Orlando per discutere della questione.
«Dobbiamo produrre», conclude D'Amico, «effetti positivi per lasciare al nuovo governo un'eredità gestibile e con una minore tassazione possibile». D'Amico ha fatto presente che il bilancio approderà in Consiglio entro ottobre. Si tratterà, ha spiegato, di un bilancio provvisorio che consentirà una gestione provvisoria per il 2009.
Delle urgenze e dei nuovi guai l'assessore al bilancio ha parlato anche con i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria in una riunione tenuta prima della conferenza stampa. Le parti sociali sapendo della gravità della situazione non hanno puntato i piedi, ma hanno ribadito la necessità assoluta di evitare ulteriori aggravi fiscali sui cittadini e sulle imprese.