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Data: 24/09/2008
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Berlusconi: serve una compagnia di bandiera. Veltroni apre: «Tre ipotesi». Lettera al premier del segretario Pd: «Pronti a collaborare»

Il Cavaliere insiste sulla «italianità» e si dice convinto: «Si farà». I piloti: «Nessun rischio per la sicurezza»

ROMA - Alitalia è agli sgoccioli e Walter Veltroni scende in campo per esortare il governo a prendere l'iniziativa. Intanto i tempi stringono sempre di più: il presidente dell'Enac, Vito Riggio, ha ribadito che se il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, non riuscisse a presentare entro giovedì un piano di emergenza., la licenza sarà sospesa. Lo stesso Fantozzi ha poi fatto sapere che la compagnia di bandiera ha la capacità finanziaria necessaria per volare fino al 30 settembre «enza ripercussioni negative sull'esatto adempimento alle prescrizioni normative aeronautiche e sulla prestazione di un idoneo servizio alla clientela» e che una relazione in tal senso, oltre che dettagli sulla gestione della società, saranno forniti all'Enac entro il 25 settembre.

MEDIAZIONE CON LA CAI - Nel frattempo la Cai non è scomparsa: l'amministratore, Rocco Sabelli, e il presidente, Roberto Colaninno, sono stati ricevuti a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. E secondo quanto è fino ad ora trapelato la posizione della Compagnia è di attesa: la cordata di imprenditori italiani è pronta ad aspettare ancora, ma il piano Fenice non deve essere cambiato. In sostanza, la compagnia potrebbe ancora tornare in gioco. Ma la condizione, inderogabile, resta la firma di tutti i sindacati sui due documenti che formalizzano il piano di rilancio, l'accordo quadro e il contratto unico, giá sottoscritti da Cisl, Uil, Ugl e Anpav. E in serata Silvio Berlusconi conferma all'Ansa che, al di là dell'esistenza o meno di offerte dall'estero, vuole solo e soltanto una soluzione italiana, con l'idea fissa della compagnia di bandiera, così come aveva detto prima dell'estate quando era in campo l'offerta Air France: «Resto ancora convinto che si debba trovare una soluzione - dice Berlusconi - perchè l'Italia continui ad avere una sua compagnia di bandiera. E questo risultato si raggiungerà».

L'INGRESSO DI LUFTHANSA - In questo contesto si inserisce la possibilità di un coinvolgimento «anticipato» di Lufthansa, ovvero l'ingresso imediato di un partner straniero nella cordata - e si fa appunto il nome della compagnia tedesca con una partecipazione che sarebbe di minoranza ma superiore rispetto alle singole quote degli imprenditori italiani. Lufthansa, peraltro, puntando su Malpensa nella logica del multihub sarebbe una soluzione che piace alla Lega.

LA LETTERA DI VELTRONI - Nella lettera inviata al premier, Silvio Berlusconi (che, per seguire da vicino gli sviluppi della crisi, non parteciparà ai lavori dell'Assemblea generale dell'Onu a New York), Veltroni indica una serie di proposte per affrontare la crisi della compagnia (leggi il testo completo della lettera). Secondo il segretario del Pd, il governo «può e deve superare lo stallo» che sta portando Alitalia al fallimento. Veltroni chiede che l'esecutivo «convochi immediatamente le parti e determini un fatto nuovo: senza accettare né veti né soluzioni preconfezionate». «Di fronte all'incombere del fallimento - scrive Veltroni - il governo non può dire di avere già fatto tutto quello che poteva, perché non è vero». Il segretario del Pd indica «tre strade possibili»: primo, «che la Cai faccia un passo avanti verso le posizioni espresse dai sindacati, come le indubbie condizioni di vantaggio ad essa offerte dal decreto del governo consentono e richiedono»; secondo, «che ci si attivi per riprendere i fili di quei negoziati con soggetti esteri, che, da soli o con Cai, potrebbero acquisire, rispondendo al bando tardivamente pubblicato dal commissario, un ruolo rilevante nella salvezza e nello sviluppo di Alitalia»; terzo, «che il commissario, in rappresentanza di Alitalia, e su preciso mandato del governo, concluda immediatamente e positivamente una intesa con tutti i sindacati consentendo così poi a Cai e/o a compagnie aeree straniere di acquisire Alitalia, garantendone la sopravvivenza».

IL GOVERNO - A Veltroni risponde il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Mi sembra che il 'filosofo Catalano', al secolo il segretario del Pd, Walter Veltroni, ci ha detto delle cose ovvie. Ci dice che dobbiamo fare presto e bene invece di tardi e male: ne siamo convinti», afferma il ministro. Poi Sacconi ribadisce che «non risultano nuove manifestazioni di interesse per Alitalia». La linea del governo rimane al momento quella tenuta in questi giorni: l'unica strada possibile di salvezza per Alitalia è costituita dal consorzio Cai. E alle richieste del Pd, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, nel corso di Rainews 24, replica: «Berlusconi ha già svolto il suo ruolo, che era quello di mettere insieme le parti, i sindacati e gli imprenditori, nella loro indipendenza».

PALAZZO CHIGI- Intanto a palazzo Chigi si è tenuta una riunione sul caso Alitalia tra il premier Berlusconi, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, quello del Welfare, Maurizio Sacconi, e quello dei Trasporti, Altero Matteoli. Al termine della riunione il presidente della Cai Roberto Colaninno e l'amministratore delegato Rocco Sabelli sono stati convocati a Palazzo Chigi per un altro incontro (durato 45 minuti) con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Proprio Colannino ha dichiarato di valutare «positivamente» l'appello al dialogo con i sindacati di Alitalia lanciato da Veltroni.


ASCOLTARE LE PARTI - Dopo gli incontri a Palazzo Chigi, il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, ha anticipato che Berlusconi risponderà a Veltroni. «C'è la disponibilità profonda del governo a capire le ragioni, superare gli ostacoli e smussare gli angoli e lavorare senza pregiudizi comprendendo che la proposta di Cai era l'unica di fatto concreta. È importante ascoltare e sapere ascoltare anche quelle parti che sembrano piu lontane». «Sono convinto, anzi, mi auguro che ci possano essere possibilità e che anche tra i piloti ci sia la possibilità di capire e ascoltare», ha aggiunto. «Spero che il grande lavoro di Gianni Letta e del ministro Matteoli porti dei frutti. Hanno fatto un lavoro enorme sotto la supervisione di Berlusconi», ha concluso.

BOSSI,LUFTHANSA? SÌ,MA NON PENSO ENTRI IN CAI - Intanto il leader della Lega Umberto Bossi in un passaggio dell'intervista ad Enrico Lucci delle «Iene», registrata lunedì pomeriggio, che sarà trasmessa martedì prossimo, ha risposto così sul possibile interessamento di Lufthansa per Alitalia: «Lufthansa? Sì, ma non penso accetti di entrare nella società Cai finchè l'Alitalia è conciata così male». È meglio il fallimento o la Cai? Chiede Lucci. «La cosa migliore è la Cai, il fallimento - risponde Bossi - è un dramma». «Alla fine - incalza Lucci - come andrà a finire? Io - risponde il 'Senatur' - continuo a essere ottimista e alla fine credo che si troverà una via d'uscita ragionevole».

I PILOTI - Sul fronte dei piloti c'è da segnalare il dietrofront rispetto alle dichiarazioni di lunedì secondo le quali lo stress generato dalla vicenda sui comandanti avrebbe potuto portare a un «rischio incidenti». «Mai detto che i piloti di Alitalia sono stressati e che i passeggeri devono per questo temere, come riportato da molte testate giornalistiche» ha scritto in una nota il presidente dell'Anpac, Fabio Berti. «Il riferimento ai pericoli legati alla sicurezza - precisa - era legato esclusivamente a ipotetici futuri contratti che non tengano sufficientemente in considerazione i livelli di fatica e stress degli equipaggi, e non al contratto attualmente in vigore».

ENAC - Dai microfoni di «Panorama del Giorno», su Canale 5, anche il presidente dell'Enac, Vito Riggio, tranquillizza i passeggeri: «Stanotte il comandante Berti mi ha mandato un messaggio nel quale esclude che la sua dichiarazione riguardi la situazione in atto, credo che si riferisse a un eventuale rinnovo contrattuale effettuato sotto stress. Del resto a quanto ci risulta le operazioni di volo si stanno svolgendo in condizioni di assoluta sicurezza. Per essere ancora più certo già da questa mattina due ispettori dell'Enac controlleranno la situazione dei piloti, ma si tratta di professionisti già certificati dall'Ente». Lo stesso Riggio lunedì aveva specificato che Alitalia ha tempo sino a giovedì per presentare un piano di rilancio credibile, altrimenti rischia la sospensione della licenza di volo. Anche il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi aveva spiegato che, in mancanza di novità, avrebbe sospeso il volo degli aerei entro il prossimo 30 settembre.

SLOT - Con la sospensione della licenza di volo, ha spiegato ancora Riggio, gli slot Alitalia «rimangono congelati per un periodo di tempo breve», ma il 25 ottobre comincia la stagione invernale e «nel caso di un fermo prolungato le compagnie europee ci chiederebbero un autorizzazione provvisoria a volare per mete europee e noi lo dovremmo dare perchè non si può lasciare il paese senza collegamenti aerei».

FINI - Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, vede invece ancora degli spiragli sulla vicenda Alitalia e invita le parti a proseguire nel confronto. «Ci sono stati degli egoismi - afferma Fini - delle chiusure che definire corporative è dire poco, ma ci sono, almeno per qualche giorno ancora, dei piccoli spiragli e tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell'Alitalia devono lavorare affinchè rimangano aperti e si allarghino ancora di più». «Credo che la vicenda Alitalia - ha sottolineato Fini - preoccupi tutti i cittadini italiani senza eccezione alcuna e preoccupa anche il Presidente della Camera, il quale non può che esprimere l'auspicio che prevalga la ragionevolezza» per un «interesse autenticamente nazionale e che riguarda tutti i lavoratori senza eccezione alcuna». «Io non da oggi considero tutte quelle politiche volte a garantire ai lavoratori la possibilità di partecipare ad eventuali utili aziendali una via moderna da percorrere»: lo dice il presidente della Camera facendo un indiretto riferimento alla vicenda Alitalia. Secondo Fini, quella della partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali «è una via che non può essere archiviata senza sperimentarne e valutarne gli aspetti positivi, che in altri paesi si sono già registrati».

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