«Sacconi voleva far saltare tutto». Accuse anche a Berlusconi che replica: noi siamo il governo dei fatti, gli italiani valuteranno
ROMA. Se la vertenza Alitalia si è sbloccata, il merito è di Walter Veltroni che ha fatto quel che avrebbe dovuto fare Berlusconi: convincere sindacati e Cai. Di più: la trattativa tra Colaninno ed Epifani si sarebe svolta a casa sua, martedì scorso verso le 14. A farlo capire è lo stesso segretario del Pd, che si presenta negli studi di Porta a Porta, apprezza la scelta della Cgil e sferra un pesante attacco al governo. «Ho cercato di dare una mano per la soluzione di una vicenda gestita malissimo ma Berlusconi, pur sapendo quello che stavamo facendo, mi ha attaccato».
«A questo punto» sbotta Veltroni «dico basta con gli spot, i fuochi d'artificio e il bullismo al governo». «C'è l'idea - aggiunge - che non si possano fare critiche, non si possa fare opposizione. Ma tutto questo non può passare».
incalzato dalle domande di Bruno Vespa, il segretario del Pd denucia l'assenza del premier («E' partito per una destinazione che non conosciamo»), riconosce a Gianni Letta il merito di essersi «speso» fino all'ultimo per una positiva conclusione della vicenda e poi spiega come è riuscito a far ripartire la trattativa. «Quarantotto ore fa si è sbloccata la situazione perché, mettendo insieme Colaninno ed Epifani, ho cercato di favorire il fatto che si trovasse un punto di intesa» racconta Veltroni, che definisce «improprio» l'attacco del premier proprio mentre l'opposizione cercava di dare una mano.
«La tentazione di non intervenire era forte, viste le dichiarazioni da parte del governo nei nostri confronti sempre guerresche, sgradevoli e anche maleducate. Ma in gioco c'era l'interesse di tanti lavoratori e del paese, quindi ci siamo comportati responsabilmente» racconta Veltroni, che non risparmia il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, («Ha scientemente lavorato a far saltare l'accordo»), e sfida il premier anche sull'antifascismo. «Silvio Berlusconi lancia messaggi ambigui sui valori dell'antirazzismo e non pronuncia mai la parola antifascismo. Chiediamoci perché...». Vespa ricorda che il Cavaliere «non è mai stato un fascista» e Veltroni non si lascia sfuggire l'occasione per ironizzare: «Allora sarà l'effetto delle camicie che indossa, a metà tra "I soprano" e il passato...».
Ma a dominare la scena è la difficilissima trattativa per il rilancio di Alitalia. E se tutto il Pd plaude il suo segretario e quello della Cgil, dagli esponenti della maggioranza arrivano repliche stizzite. Tutto merito di Veltroni? Berlusconi, che ieri è rimasto per tutto il giorno in un «centro relax» vicino Todi per curare un fastidioso mal di schiena, si fa vivo in serata con una nota non ufficiale per far sapere che non intende entrare in polemica con Veltroni («Questo è il governo dei fatti e non delle parole») e per rimarcare che il buon esito della partita Alitalia «è in linea» con quanto l'esecutivo «sta facendo da mesi». Per chiudere la partita manca ancora il sì dei piloti e il premier, nell'attesa della firma, rivendica al suo governo il merito di aver sbloccato la trattativa: «Saranno gli italiani a valutare. E gli italiani sanno che il merito è tutto di questo governo».
A rispondere a Veltroni, che anche in questa occasione non può contare sull'appoggio dell'Idv (per Di Pietro si tratta di «una vittoria dei ricattatori sui ricattati»), ci pensano Paolo Bonaiuti e i capigruppo del Pdl di Camera e Senato. «Dove è finito il suo buonismo? Dove è finito lo spirito del Lingotto? Veltroni resta un camaleonte: prima faceva il buono ora fa il cattivo» taglia corto il sottosegretario alla presidenza del consiglio. Ad accusare il segretario del Pd di «cambiare le carte in tavola» è invece Fabrizio Cicchitto per il quale Veltroni «prima ha puntato a far fallire l'operazione» e poi «quando ha capito che contro di lui c'era la rivolta dell'opinione pubblica» ha fatto «marcia indietro». Ancora più duro è il commento di Maurizio Gasparri: «Veltroni si attribuisce meriti non suoi».