LANCIANO. Sangritana cambia binario, il conto del contenzioso col gruppo Toto sarà pagato dal ministero, l'incubo del fallimento si allontana. La svolta è maturata dopo che si sono resi disponibili per i contenziosi 6 milioni, 3 dei quali versati in acconto sul "lodo-Toto" da 16 milioni.
Il pagamento è con riserva di rimborso, se il ricorso in corte d'appello della Sangritana dovesse aver buon esito, ma in viale Dalmazia non si nasconde soddisfazione per l'evoluzione della complessa vicenda legata al contenzioso per l'appalto della nuova stazione e relativo tracciato. «Un progetto tribolato, di durata ventennale, che ha visto i costi a lievitare da circa 40 a oltre 80 milioni di euro», racconta la presidente Loredana Di Lorenzo, «innescando ricorsi con i quali il gruppo Toto ha moltiplicato le richieste». Al punto che il debito cresceva di oltre mille euro al giorno di soli interessi.
Ma la vera "trapppola" era scattata nel 2005, quando la società non chiese al governo la copertura del capitolo dei contenziosi aperti, condannandosi di fatto alla bancarotta nel momento in cui, con un capitale sociale di soli 2,5 milioni, avesse dovuto onorare fino in fondo il cosiddetto «lodo-Toto» da 16 milioni. Che fra le altre cose aveva ceduto il credito a Capitalia. «Una situazione paradossale, perché il committente dell'appalto non era la Sangritana ma il ministero delle Infrastrutture, ma nessun dirigente all'epoca si curò di farlo notare. Noi abbiamo pagato un acconto di 9 milioni e messo al lavoro tre esperti sulla pratica», ricorda la Di Lorenzo, «perché riteniamo che ci siano fondate ragioni per un ridimensionamento del contenzioso». In attesa della pronuncia della Corte d'appello, fissato addirittura a maggio 2010, nella sede della società non si nasconde soddisfazione per «aver neutralizzato il rischio di cancellazione della Sangritana». E senza troppi giri di parole si definisce sorprendente la superficialità con la quale s'è lasciato crescere il contenzioso «mentre su altri fronti si intrattenevano rapporti collaborativi con la controparte». Il riferimento della presidente De Lorenzo è al «noleggio a condizioni convenienti» dei locomotori alla "Rail One", per le certificazioni operative. «Si affittavano macchine a ore, mentre sul mercato la prassi è la locazione periodica a tariffe da 50mila euro mensili». Quasi che, conclude la De Lorenzo, senza curarsi di mascherare "cattivi pensieri", «non ci si rendesse conto di collaborare con chi poteva avere come fine strategico quello di sostituirsi a Sangritana».