TERAMO. Gazebo in 20 centri della provincia e nei quatto ospedali. Domani la Cgil avvierà la prima fase di una campagna di informazione e di ascolto dei cittadini. Il sindacato rinsalda i rapporti con la «base» per avanzare una serie di proposte, ed ascoltare anche dei suggerimenti, su una serie di punti critici, in provincia e nel Paese. E dal quadro tracciato dalla Cgil esce un bilancio sconfortante. «E' l'inizio di una mobilitazione», esordisce Marilena D'Annunzio, segretario organizzativo della Cgil. Il primo argomento trattato è la scuola e la scure del ministro Gelmini.
LA SCUOLA. «Nell'anno scolastico appena iniziato», aggiunge D'Annunzio, «nel Teramano sono stati 183 i posti persi, 141 di docenti e 42 di personale tecnico. Nell'anno 2009-2010 si prevede la soppressione di altri 350 posti. Una mazzata per una provincia come la nostra, anche dal punto di vista occupazionale».
I CONTRATTI. «Confindustria», osserva Giampaolo Di Odoardo, segretario generale della Cgil, «vuole che tutta la contrattazione diventi territoriale, eliminando così i contratti nazionali. Questo significa, in provincia, che solo il 30% delle aziende può siglare un contratto. Le altre sono troppo piccole.
LICENZIAMENTI. «Grazie a una mobilitazione partita da Teramo lo scorso governo approvò la legge 188, che impediva i licenziamenti operati grazie a una lettera di dimissioni fatta firmare in bianco al lavoratore, al momento dell'assunzione», aggiunge Di Odoardo, «ma ora il ministro l'ha definita "demenziale" e l'ha cancellata. In provincia sono tornati già i primi 98 casi di licenziamenti con lettere firmate in bianco».
L'INDUSTRIA IN CRISI. In provincia di Teramo il 38% della ricchezza prodotta proviene dal manifatturiero. «Che è in caduta, quindi la provincia si sta impoverendo», afferma il segretario della Cgil, «d'altronde gli altri settori, ad esempio i servizi e il commercio, sono floridi se gira denaro. Ma se la parte trainate dell'economia provinciale è in crisi collassa tutto il sistema. E in provincia le tante aziende che chiudono non vengono sostituite. Il caso di Teramo deve diventare un problema nazionale».
L'OCCUPAZIONE. La Cgil fornisce dati preoccupanti. Gli avviati al lavoro nel primo semestre 2006 sono stati 39.050, nel primo semestre del 2007 49.807. Bene, si potrebbe pensare, se non fosse che come "avviati" si considerano i contratti, per cui con il lavoro precario ogni lavoratore potrebbe averne sottoscritti più d'uno. La riprova è nei seguenti dati. I disoccupati, nel primo semestre 2006 erano 32.922, nello stesso periodo del 2007 38.390. Cinquemila e passa in più. Le assunzioni a tempo determinato se prima erano 41.660 l'anno successivo sono state 56.516. Crescono molto più lentamente quelle a tempo indeterminato: 17.098 nel primo semestre 2006, 22.160 l'anno successivo. Le cessazioni di rapporti a tempo determinato sono state 39.999 contro 51.308. Le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato sono state 15.387 contro le 18.264 del primo semestre 2007. «Dilaga il precariato», commenta Di Odoardo, «e una bassa qualità del lavoro: in provincia l'occupazione intellettuale è solo il 10%».
INFORTUNI SUL LAVORO. In aumento anche gli infortuni. Se nel periodo gennaio-giugno 2007 sono stati 2.444, nello stesso periodo del 2008 sono stati 2.809. I morti in provincia sono stati due nei primi sei mesi di entrambi gli anni. Di Odoardo parla di poca sensibilità al problema sia da parte delle aziende che delle istituzioni. «Ad esempio il vecchio piano sanitario assegnava alla Asl di Teramo 64 addetti per la prevenzione: fino a qualche mese fa la Asl ne aveva 17 e non credo che ci sia stata un'ondata di assunzioni ultimamente».