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Data: 27/09/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Decidono i vertici locali del partito» Casini prende tempo ma rivela: «Con Veltroni abbiamo parlato dell'Abruzzo»

TERAMO - È in gran spolvero, in maglione blu e pantaloni di velluto color sabbia, ma infastidito per «quella lista sbagliata lassù a Trento» e abbozza una mezza smorfia di apprensione. Di ritorno dalla Somalia dove tra l'altro si è beccato pure un raffreddore, il "lìder maximo" dell'Udc, Pierferdinando Casini, si rimette alle logiche concettuali dei vertici locali per la scelta dell'alleato alla prossima tornata elettorale del 30 novembre. L'incontro di ieri con Veltroni (partecipava anche Marini) di certo non è stato monopolizzato dalle vicende abruzzesi: «Si è parlato anche di questo- ha precisato dagli studi televisivi di Teleponte-. Si sono date alcune risposte, certamente, ma per il momento non abbiamo preso decisioni in merito, d'altronde per sposarsi bisogna essere in due». E Casini l'ha pure detto, tanta fretta alla fin fine nemmeno ce l'ha, e di conseguenza non la trasmette «abbiamo ancora un mese di tempo» sorride sornione. Anche se dagli ambienti politici, dai quattro segretari abruzzesi presenti negli studi dell'emittente televisiva e dallo stesso Silvino, giungono segnali positivi verso un «matrimonio che s'ha da fare» con il Pd, si cercano evidentemente gli ultimi aggiustamenti e le diverse limature. La crescita esponenziale dei dipietristi forse sta per far stringere i tempi nella costruzione di un centrosinistra competitivo che potrebbe perfino contrastare l'attuale stato di grazia del Pdl. Tuttavia,- mette le mani avanti Casini, «o con il centrodestra o con il centrosinistra, l'alleanza deve essere stretta sotto il segno della discontinuità». E maledice le due Giunte, maledice anche Pace e Del Turco che «non sono stati amministratori di cui vantarsi» s'inalbera quasi. Per le vicende di Sanitopoli, il leader dell'Udc ribadisce il suo garantismo "storico" «aspetto i giudici non sono come lo Sherlock Holmes o il Di Pitero di turno, che hanno già anticipato la loro sentenza, in questi casi si è incolpevoli fino a prova contraria». Del transfuga Mario Amicone nemmeno vuole parlare e sbrigativamente fa un cenno con la mano quasi per andare avanti, poi però ci ripensa: «Sarebbe degradante polemizzare con lui» alza il tono della voce. Ricorda invece la scadenza delle prossime elezioni provinciali cui Casini appare molto interessato, quasi più del 30 novembre, e ammette la validità delle Giunte ogniqualvolta l'Udc vi abbia preso parte, anche in termini numerici: «Siamo più rilevanti di quel che appare». Dell'Abruzzo spende parole d'amore e di stima: «E' il fiore all'occhiello dell'Italia» dichiara dopo aver circumnavigato la sua gastronomia, soprattutto lungo la cucina di Lino Silvino. Ama le sue bellezze turistiche, malgrado in questi ultimi anni la regione sia caduta un po' in depressione, vista l'attuale situazione economica e ricorda con affetto Natali e Gaspari, politici d'un tempo che «hanno dato tanto all'Italia».


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