«Ora Lufthansa e Air France si danno battaglia per entrare»
ROMA. Gli ultimi a firmare sono stati gli assistenti di volo. «Firma tecnica, sottoporremo l'accordo a un referendum degli iscritti». Ma tanto basta a Silvio Berlusconi per festeggiare i suoi 72 anni con un «tutto è bene quel che finisce bene». Così il ministro Maurizio Sacconi ha potuto dire che «si può iniziare a creare un'Alitalia nuova», e Roberto Colaninno, presidente di Cai, che «Air France e Lufthansa, ora che c'è l'accordo con i sindacati, si stanno dando battaglia per essere alleati di Alitalia».
Occhi puntati su Bruxelles, sull'Europa, perché - spiega sempre il presidente di Cai - «c'è da ottenere l'autorizzazione europea». Lo dice anche Guglielmo Epifani, Cgil: «Esprimo grande soddisfazione. Si è realizzato quello che Cgil auspicava dal primo momento: salvare Alitalia con il consenso di tutti. C'è da sperare che sia possibile superare i problemi posti da Bruxelles per una procedura che non sembra immune da rilievi e critiche».
A seguire c'è Savino Pezzotta che si prende spinte, bottigliette di plastica e insulti, come ex segretario della Cisl, dagli assistenti di volo; c'è il sottosegretario al turismo, Michela Vittoria Brambilla, che espone la sua teoria su come «vendere ad Air France avrebbe tolto il volano fondamentale per lo sviluppo del turismo italiano» e come ora lei «preferisca Lufthansa».
Gli assistenti di volo firmano, ma la faccia che hanno Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale di Sdl, e Antonio Divietri, segretario di Avia, è quella di chi ha dovuto ingoiare un rospo da un chilo. «Non c'è nessun trionfalismo né soddisfazione per come si è sviluppata e conclusa questa vicenda», dice Tomaselli. «Abbiamo firmato, ma non c'è nulla da festeggiare. Un collega su tre dovrà andare a casa, in tutto 1500. C'è gente che perde il posto e che soffre», aggiunge Divietri.
Firmano tutti il patto che prevede, in futuro, una rappresentanza unitaria sindacale unitaria a nove, ripetuta per tre grandi aree: piloti, assistenti di volo, personale di terra. «Alitalia è un test importante per la vicenda del modello contrattuale», dice Raffaele Bonanni, segretario della Cisl. Guarda avanti, alla trattativa con Confindustria, dove la Cgil già frena. Se Alitalia è stata un test, non è andato così bene. «La maggiore responsabilità degli esiti della trattativa con Cai - dicono Avia e Sdl - è da addebitarsi a Cisl, Uil e Ugl che sin dall'inizio, prima ancora di trattare, avevano dato il loro assenso al piano e al contratto Cai». «Cisl, Uil, Ugl e poi Anpav hanno così scritto una delle peggiori pagine del sindacalismo italiano assumendosi la responsabilità storica di aver distrutto 50 anni di vita sindacale in Alitalia».
Alla fine gli assistenti di volo ottengono solo la promessa formale, garantita dal governo, che la cassa integrazione sarà decisa previo accordo con il sindacato. Ottenuto anche che ci sia un allegato dell'accordo che riguarda gli assistenti di volo «con il riconoscimento della loro professionalità».
«Dobbiamo ora procedere per piccoli passi, ma avremo successo solo se ci sarà l'entusiasmo di tutti», dice Roberto Colaninno. Quanto al partner straniero non si sbilancia, anzi, prende tempo: «Non c'è fretta», dice. Poi, al Tg1, ringrazia tutti, Matteoli, Sacconi, Gianni Letta, il grande mediatore. Non Silvio Berlusconi. «Di politico politico non c'è stato nulla». Gli assistenti di volo accusano Sacconi: «Non ha mai svolto il suo ruolo di mediatore». Berlusconi, altro assente, spiega così la sua strategia: «Non ero là perché molte volte qualcuno di sinistra per fare un dispetto a me magari si impuntava ancora di più».