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Pescara, 30/04/2026
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Data: 30/09/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Non mi candido, punto sul nuovo Pd». Verticelli: lascio la Regione, ma c'è chi gioca sulla questione morale

L'assessore: ha ragione Spinosa Pingue, in Abruzzo partiti e società diano vita a un patto per la moralità. «Bisogna cambiare la cultura che trasforma i furbetti in eroi»

PESCARA. «Terminata la mia esperienza in Regione Abruzzo». Marco Verticelli assessore all'agricoltura, ed esponente del Pd getta la spugna. Lo fa, racconta, per «favorire il rinnovamento», ma anche perchè le regole del partito impediscono ricandidature dopo tre legislature.
Verticelli avrebbe potuto insistere su una deroga, ma non vuole farlo. «Sono per il rinnovamento», dice, «e questa decisione l'avevo comunicata ai compagni più stretti già dopo le elezioni scorse. Ho avuto modo di ribadire questa mia posizione al segretario regionale del Pd».
Assessore, mica c'entra anche l'avviso dei garanzia che lei con i suoi colleghi assessori ha ricevuto dalla Procura di Pescara?
«Non riguarda l'avviso di garanzia sul quale non entro nel merito. Riguarda l'idea di rinnovamento che oltre ad essere annunciata da molti va anche praticata. Credo che in questo modo posso dare un contributo al Pd e alla coalizione»
Lei sa che c'è anche una questione morale in ballo che fa dire a Idv e Rifondazione niente indagati in lista. Non solo si chiede un Codice etico che è molto più pressante di quello proposto dal Pd.
«Comprendo l'enunciazione di questo principio ma non credo che questa sia la soluzione di un grande tema che è la questione morale. Anzi pur comprendendo la ragione per cui viene sollevato il problema dell'avviso di garanzia, ho timore che possa essere un modo sbrigativo per liquidare una grande questione. Ritengo che oggi la non soluzione della questione morale equivalga a bloccare lo sviluppo dell'Abruzzo»
In che senso?
«Affrontare la questione morale significa affrontare il tema della certezza delle regole. La dirittura etica della persona è un presupposto essenziale ma non l'unico, perchè ritengo che occorra creare un ambiente ostile alla pratica illecita, far prevalere un contesto generale refrattario. Una cultura generale che non trasformi i furbetti in eroi. Quando anche una piccola imprese accorcia un percorso amministrativo con pratiche discutibili, quando la raccomandazione impera, quando il cittadino o l'impresa ha la sensazione che il sistema delle regole non sia forte e trasparente e reale scatta la tendenza al proteggersi con il fai da te». La politica però «asseconda» e spesso promuove un fai da te che ha prodotto molti guasti. Non crede?
«La politica non può assecondare questo. Il problema non è solo di un singolo esponente politico o un partito. Riguarda la politica ma anche i gruppi dirigenti in cui è articolata la comunità regionale».
Allora come se ne esce. Ha qualche proposta?
«Ho trovato straordinariamente moderna l'idea del presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Fabio Spinosa Pingue che sollecita un patto che coinvolga tutte le parti e i gruppi dirigenti ciascuna per il suo ruolo e che si fonda su una politica forte, autorevole, su un sistema di regole certe. Questo patto deve servire per trovare i meccanismi per la messa al bando di chi non rispetta queste regole».
E la politica cosa deve fare?
«L'Abruzzo ha bisogno di dialogo e anche in politica, centrodestra e centrosinistra, devono in queste ore cruciali mantenere aperto il confronto, evitando che ci siano i primi della classe che diano lezioni, ma costruendo un dibattito serrato. In questi anni alla Regione ho fatto straordinarie esperienze, ho conosciuto tanti bravissimi esponenti del centrodestra quanti ce ne sono nel centrosinistra, per dare un segnale importante alla comunità regionale bisogna unire queste forze in un patto che ponga l'Abruzzo tra le regioni più moderne».

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