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Pescara, 30/04/2026
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Data: 30/09/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Siluramento clientelare, Cordoma indagato. Dirigente rimosso per far posto a un esterno gradito a Sospiri e Masci

«Sei troppo garantista, non puoi fare il dirigente ai lavori pubblici». Sembrerà un assurdo, ma questo è quanto si è sentito dire Costantino Di Donato, ingegnere del Comune di Montesilvano, città ancora stordita dal ciclone che ha spazzato via la giunta di centrosinistra per un vorticoso giro di tangenti. Una vicenda che costa un avviso di garanzia per abuso d'ufficio al sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma. La storia nasce da una causa di lavoro: quella che avvia Di Donato dopo essere stato "parcheggiato" in una stanzetta a dirigere un settore che esiste solo sulla carta e senza dipendenti. Ma quella decisione il sindaco l'avrebbe soltanto subìta. A prenderla sarebbero stati i referenti politici del primo cittadino fra cui l'ex segretario provinciale di An, Lorenzo Sospiri. Una decisione maturata attorno ad una tavola imbandita: un pranzo cui avrebbero preso parte alcuni esponenti di An e dell'Udc. Una decisione politica presa da chi effettivamente governa Montesilvano: questo è almeno quanto sostiene il giudice che ha condannato il Comune a reintegrare l'ingegnere Di Donato in un posto adeguato. Una questione finita anche in procura dove il Pm Gennaro Varone ha già chiuso l'inchiesta. Ma c'è di più. Il posto di Di Donato, dirigente in organico al Comune di Montesilvano, è stato preso da un esterno e dunque con dei costi che finiranno a carico della collettività. Il sostituto è l'ingegnere Bellafronte Taraborrelli che per il Comune prese parte ad una delle commissioni d'esame per le quali è ancora sotto inchiesta lo stesso Cordoma per una serie di sospette assunzioni clientelari.
«Risulta evidente l'illegittimità dell'atto - scrive il giudice del lavoro riferendosi al decreto di sostituzione di Di Donato - in quanto adottato senza che ricorresse ragione alcuna di censura dell'operato del dirigente ed al solo fine di rendere disponibile l'incarico sino a quel momento ricoperto da Di Donato per ottemperare a sollecitazioni di soggetti estranei alla pubblica amministrazione». Il giudice parla di «sollecitazioni di carattere politico» e di questioni di «possibile rilevanza penale». Il colpo di grazia a Cordoma e al suo staff lo tira un testimone quando viene ascoltato dal giudice del lavoro, ma dopo essere stato interrogato dalla procura. «La decisione di spostare Di Donato alla protezione civile venne imposta al sindaco Cordoma - dice il testimone - dai suoi referenti politici, ossia Lorenzo Sospiri per An, Carlo Masci per l'Udc, con il beneplacito degli esponenti di Forza Italia. Ho partecipato ad un pranzo con il sindaco Cordoma, Sospiri, Masci, Passerini, Taraborrelli ed altri, dove si concordò che Di Donato doveva essere spostato in quanto quel settore doveva essere assegnato ad un esterno che era Taraborrelli. Cordoma prese atto della volontà politica espressa dai suoi referenti senza aggiungere nulla».
E altrettanto pesante è l'ordinanza del collegio del tribunale cui Cordoma e il Comune fecero ricorso. I giudici parlano di «interferenza di interessi esterni di origina partitica» e quando si riferiscono al posto di dirigente dei lavori pubblici preso da Taraborrelli, aggiungono: «...al quale era destinato altro professionista in grado evidentemente di meglio tutelare gli interessi di cui erano portatori soggetti esterni all'amministrazione in un settore particolarmente delicato della vita dell'Ente».

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