Davanti allo stop, il numero uno degli imprenditori italiani Emma Marcegaglia invita il sindacato «a non fermarsi davanti ai veti interni»
ROMA. Basta così. Guglielmo Epifani, segretario Cgil, approfitta della convocazione del direttivo per annunciare che la sua confederazione fa punto e a capo con la vertenza sulla riforma della contrattazione. «Bisogna tornare alla piattaforma unitaria» annuncia, dicendo esplicitamente che i negoziati con la Confindustria hanno preso una piega inaccettabile. Oggi alle 9 dovrebbe esserci un incontro decisivo, ma Epifani intende presentarsi con la dichiarazione che la Cgil non intende accettare la deriva della trattativa.
«Il negoziato con gli industriali ha esaurito il suo significato», ha detto senza mezzi termini. Bisogna ripartire dalla piattaforma unitaria, spiega, cercare altri interlocutori tra i datori di lavoro, perchè il documento presentato dal presidente Emma Marcegaglia è «non coerente» alla piattaforma ed è «inadeguato» perchè non allarga e innova la contrattazione di secondo livello, ma sovraccarica di norme il contratto nazionale. Per di più chiedendo l'assenso in anticipo dei sindacati ad un taglio, di fatto, del salario.
Epifani sa bene che la Cgil rischia una frattura ancora più profonda con le altre due confederazioni.
Obietta: «Non si possono fare insieme tutte le piattaforme e poi dimenticarle o prenderne solo alcuni aspetti». Secondo il segretario è sparito l'obiettivo della detrazione per i salari e le pensioni, «mentre si insiste sulla detassazione degli straordinari», che è un puro «non senso in una fase di rallentamento del lavoro e di calo delle ore di straordinario, come ha rilevato ieri l'Istat». E si tenta di accollare al lavoro gli effetti dell'inflazione importata. In ballo c'è anche il problema della rappresentanza (che si era gia posta durante la trattativa Alitalia, ndr) che «ha le sue radici nella contrattazione» e non attraverso «la gestione di servizi», come vorrebbe il documento della Confindustria.
Epifani si dichiara aperto ad ogni contributo: «Il problema della funzione del sindacato esige un confronto con gli studiosi di ogni estrazione culturale, il nodo di come si possa riformulare l'idea di unità, partendo da concezioni non coincidenti sulla natura stessa del sindacato». La Cgil lavora «per l'unità, disposta però a muoversi da sola purchè ci sia chi si batte per le riforme, a favore dei precari, dei pensionati, delle categorie più deboli», ha ribadito con enfasi. L'effetto suscitato dalle parole di Epifani nelle altre due confederazioni è stato immediato. Raffaele Bonanni (Cisl) si chiede perché Epifani «non voglia dare senso a un lavoro lungo e unitario fatto insieme». Meno chiaro, ma più stupefatto, Luigi Angeletti (Uil) ha ricordato che oggi «è un appuntamento importante, perchè si è arrivati ad un punto di svolta».
Emma Marcegaglia, leader della Confindustria, ha assicurato che «cercherà di fare di tutto perché anche la Cgil non si fermi davanti a veti interni e vada avanti». Il ministro Maurizio Sacconi vede l'immobilità come alternativa alla trattativa e ricorda che da quando Gino Giugni definì «obsoleto» il sistema contrattuale sono passati 11 anni «e credo che le parti debbano fare ogni sforzo».