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Pescara, 30/04/2026
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Data: 01/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
I giorni neri di Cordoma, tra crisi e inchieste. È indagato per abuso: avrebbe trasferito un dirigente per favorire un esterno

MONTESILVANO. Prima le stilettate di Alleanza nazionale, accompagnate dalla critica sferzante di aver fatto troppo poco per la città. Ora l'avviso di garanzia per abuso d'ufficio con l'accusa di avere rimosso un dirigente comunale dal suo incarico non per ragioni tecniche o professionali, ma per fare spazio a un esterno indicato dai vertici dei partiti. Piovono pietre sul sindaco Pasquale Cordoma.
Settembre si conclude nel modo peggiore per il primo cittadino eletto dopo l'inchiesta «Ciclone» in nome del rinnovamento che in 14 mesi ha collezionato due avvisi di garanzia (il primo a febbraio per i concorsi che sarebbero stati pilotati) e lo scontento del suo stesso partito.
«Io credo che un sindaco abbia diritto a scegliere un dirigente in base alla capacità professionale e ai risultati che ottiene» commenta Cordoma, che oggi parlerà in conferenza stampa affiancato da tutti gli assessori e dai componenti della maggioranza. «Tutto questo è una prerogativa del sindaco: non vedo come vi si possa ravvisare un atteggiamento clientelare, che è qualcosa che non mi appartiene e non ci appartiene».
La storia che è costata a Cordoma la nuova iscrizione nel registro degli indagati inizia quando Costantino Di Donato, dirigente dei Lavori pubblici, viene sollevato dal suo incarico e restituito al suo ruolo precedente alla Protezione civile. Era stato il commissario straordinario Fulvio Rocco, oppresso dalla penuria di personale e dirigenti, a nominare Di Donato (uno dei tre dirigenti assunti a tempo indeterminato dal Comune) alla guida del settore: «Ma anche Rocco» rivela il sindaco, «ha ricevuto una denuncia dalla stessa persona. E noi, dopo un periodo di prova, abbiamo spostato un dirigente che non solo aveva aperto contenziosi con ditte che aveva ricevuto appalti, con nocumento dell'attività amministrativa, ma che in tre mesi, nonostante i ripetuti solleciti, non ha portato avanti alcuna opera pubblica».
Un'opinione diversa, però, ha manifestato la magistratura, che ha confermato per tre volte la versione di Di Donato. Per due volte, infatti, il dirigente ha ottenuto ragione dal giudice del lavoro che sia in primo grado che in appello ha condannato il Comune a reintegrare Di Donato in un ruolo adeguato alla sua qualifica.
Alle stesse conclusioni sembra essere arrivato adesso anche il sostituto procuratore Gennaro Varone, che ha indagato il sindaco per abuso d'ufficio inviandogli nei giorni scorsi l'avviso di conclusione delle indagini: Di Donato, infatti, sarebbe stato costretto a traslocare in un ufficio senza risorse né dipendenti sulla base di una esigenza politica e non professionale: offrire il suo posto a un dirigente esterno, Bellafronte Taraborrelli, che sarebbe stato indicato a Cordoma nel corso di un pranzo da alcuni esponenti politici tra cui il presidente provinciale di Alleanza nazionale Lorenzo Sospiri (anche lui già indagato per i concorsi sospetti) e dal segretario provinciale dell'Udc Carlo Masci. Una circostanza, ques'ultima, che sarebbe stata confermata da uno dei partecipanti all'incontro.
Per avvalorare il suo racconto, incoltre, il dirigente avrebbe accompagnato gli esposti con dichiarazioni e registrazioni di colloqui con esponenti politici ai quali aveva sottoposto la sua situazione e che nei mesi scorsi, sono stati ascoltati come persone informate sui fatti.
Per Costantino Di Donato è solo l'ultima di una serie di battaglie che nel corso degli anni l'hanno visto contrapposto all'amministrazione comunale, qualunque fosse il colore politico: alla fine degli anni Novanta l'ex sindaco Dc, Paolo Di Blasio, venne sospeso dall'incarico perché, per una vicenda analoga a quella odierna, la procura ritenne il trasferimento alla Protezione civile una persecuzione contro l'ingegnere. Nel 2004 Di Donato ottenne addirittura un pronunciamento dalla Cassazione che sentenziò che lo spoil system non può diventare mobbing, ovvero che non si può usare il potere politico-amministrativo per punire un dirigente scomodo. Nel 2005 l'ingegnere tornò a protestare: rientrato dalle ferie di fine anno, non aveva trovato più il suo ufficio, mobili e documenti erano stati spostati in una sorta di sgabuzzino. Richiamato al suo vecchio incarico dal commissario, dopo l'arresto di mezza giunta, Di Donato era tornato alla guida dei Lavori pubblici alla fine del 2006. Ma è durata poco.

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