L'ex assessore Passerini ha raccontato alla polizia le pressioni politiche subite da Cordoma
Agli atti del procedimento penale contro il sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma, accusato di abuso d'ufficio per aver silurato un suo dirigente, Costantino Di Donato, per far posto ad un esterno impostogli dai partiti che lo sostengono, ci sarebbero anche gli interrogatori dell'ex assessore, Gennaro Passerini, e dell'attuale presidente del consiglio comunale, Walter Cozzi, entrambi Udc.
Il sindaco, da parte sua, ha liquidato la questione con poche battute, senza entrare nel merito della vicenda, e parlando di generici attacchi politici sotto campagna elettorale. Una tesi che contrasta con un dato: a metterlo sotto inchiesta è stato il Pm Gennaro Varone, lo stesso che ha fatto piazza pulita della giunta di centrosinistra guidata da Cantagallo e che sta indagando con scrupolo sull'amministrazione pescarese. Sta di fatto che questa vicenda politico-giudiziaria fornisce un ulteriore spaccato di mala amministrazione: un malcostume che evidentemente non conosce colore politico. Quando il superteste che ha incastrato per primo Lillo Cordoma nella causa di lavoro che diede il via anche all'inchiesta penale, parla con il suo interlocutore (registrazioni nelle mani del Pm Varone) affermando che le decisioni su Montesilvano vengono prese dai partiti di Pescara, dice anche che Cordoma «ha subìto per molto tempo, per cose molto più gravi di questa». Una affermazione, ripetuta anche alla procura, che lascia intendere come il sindaco sia evidentemente "ostaggio" dei partiti che lo sostengono, oltre a far intendere di un altro "sistema Montesilvano". Un discorso che si lega anche all'altra inchiesta che vede protagonista sempre Cordoma: quella sui concorsi sospetti che è ormai in dirittura d'arrivo e dove il sindaco è indagato, fra gli altri, con il suo segretario provinciale Sospiri.
D'altronde anche lo stesso Passerini, sentito dalla polizia giudiziaria, avrebbe confermato quel pranzo con Cordoma, Lorenzo Sospiri, segretario provinciale di An (il partito del sindaco) e consigliere comunale a Pescara, il leader Udc Carlo Masci e l'ingegnere Bellafronte Taraborrelli. Cozzi, invece, in un colloquio registrato, dice senza mezzi termini che Cordoma «ha avuto pressioni da fuori, da Pescara: la politica ha dettato delle regole, ha dato delle indicazioni», sempre riferito alla decisione presa a quel pranzo di sostituire Di Donato con Taraborrelli. E questo perchè, è lo stesso Passerini a ripeterlo all'ingegnere Di Donato: «Ti attenevi troppo a certe regole, non riuscivi a mandare avanti il lavoro come doveva scorrere. Tutto l'arco costituzionale diceva che eri un personaggio con cui era difficile relazionarsi nel senso che eri molto garantista, forse esageravi». E dunque non poteva continuare a ricoprire un ruolo così delicato come quello di dirigente dei lavori pubblici: un ruolo chiave per il Comune di Montesilvano, costato la carriera all'ex assessore e sindaco Cantagallo. Cambiare un dirigente rientra certamente nelle possibilità di un sindaco, ma quando a farlo sono esponenti di partiti che sostengono il sindaco e per insediare in quel posto un professionista sponsorizzato da questo o quel partito, la legalità va a farsi benedire. Questa, almeno, l'idea della Procura.