Riforma dei contratti, Epifani ribatte: pagano i lavoratori più deboli
ROMA. Basta veti. Confindustria ha fatto il possibile per venire incontro alle richieste dei sindacati sulla riforma del modello contrattuale e - se la Cgil continuerà con i suoi no - non esclude la possibilità di un accordo separato solo con Cisl e Uil, come accadde nel luglio 2002 con il Patto per l'Italia. Dopo settimane di tentativi, inviti ed auspici, Emma Marcegaglia va all'attacco della Cgil.
Il sindacato di Guglielmo Epifani, ancora una volta, ha bocciato senza appello la proposta di riforma messa sul tavolo dagli industriali, non lasciando alcun margine di manovra alla trattativa. «Valutiamo l'ipotesi di una firma senza la Cgil», ha scandita la presidente degli imprenditori al termine dell'incontro con i tre segretari generali. Confindustria ha dato prova di «aperture importanti, apprezzate da Cisl e Uil», ha modificato alcuni punti della sua proposta di riforma, ha recepito alcune osservazioni dei sindacati, ma la Cgil continua a dirsi contraria, puntando «al ritorno, inaccettabile, alla scala mobile». A questo punto, ha precisato Marcegalia, «non ci facciamo porre veti da nessuno». Agli industriali non è andata giù la posizione di totale chiusura. E accusa la Cgil di non accettare «alcun tipo di regola» nella contrattazione. «Vuole il far west, dove vale tutto e si contratta su tutto a tutti i livelli».
Un'accusa respinta immediatamente: «siamo noi a voler evitare il far west - ha risposto Epifani - insistendo perchè sia difeso il modello contrattuale universale. Quanto alla scala mobile, è una pura invenzione sostenere che vorremmo ripristinarla. Vogliamo però evitare che, come prevede la proposta di Confindustria, siano solo i lavoratori a pagare gli effetti dell'inflazione importata». Il timore della Cgil è che il lavoratore, già colpito dai rincari di benzina e bollette, si veda decurtato lo stipendio proprio della componente energetica: «così paga due volte». «Per noi la trattativa è finita», ha annunciato quindi Epifani, precisando però che «fino all'ultimo» la Cgil non si alzerà dal tavolo. Nessuna intenzione dunque di replicare il copione di 4 anni fa, quando allo stesso tavolo di riforma con l'allora presidente di Confindustria Montezemolo rimasero solo Pezzotta e Angeletti. Lo scontro non è però limitato ai due contendenti. Dopo la tensione nata sul caso Alitalia, anche i rapporti all'interno del mondo sindacale appaiono tesi: il segretario Cisl, Raffaele Bonanni, a differenza di Epifani, parla di «punto di svolta». «La Cgil non è l'alfa e l'omega del sindacalismo italiano - accusa Bonanni -. Ci sono altre organizzazioni che godono di un vasto consenso e lo useranno. Questo è un momento decisivo, è stato fatto un passo avanti notevole ed incoraggiante». Secondo Bonanni, il negoziato «non ha motivo di allungarsi» oltre il 10 ottobre, data fissata per il prossimo incontro che, il segretario dell'Ugl, Renata Polverini, gradirebbe fosse allargato anche ad altre forze di rappresentanza. La data del 10 ottobre comunque per il leader della Uil, Luigi Angeletti, potrebbe essere decisiva: «Confindustria ha risposto abbastanza positivamente alle nostre osservazioni. Per noi la trattativa è praticamente conclusa», ha osservato con un certo ottimismo. A spingere per un accordo è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il quale ha auspicato un'intesa considerata «la condizione per prorogare la detassazione delle parti variabili del salario».