MONTESILVANO - Sempre in difficoltà l'amministrazione civica a Montesilvano: dapprima la lettera-denuncia dei consiglieri di An contro gli assessori che doveva restare "un panno sporco da lavare in casa" e finita invece sui giornali, poi la vicenda giudiziaria in cui è incappato lo stesso sindaco per aver subìto pressioni nella nomina di un dirigente esterno; ed infine il clamoroso abbandono dell'aula, durante il consiglio comunale di ieri, da parte della minoranza per vistose inadempienze dell'amministrazione. «L'episodio della lettera è stato stravolto dalla stampa - ha spiegato ieri il sindaco nella conferenza stampa convocata per far luce sugli ultimi fatti politico-amministrativi della sua città -. La lettera era solo un pungolo a certi assessori e non una forma di sfiducia nei loro confronti. Quanto al presunto avviso di garanzia, posso dire con tranquillità che fino ad oggi non ho ricevuto un bel niente. Lo spostamento di quel dirigente è stato ritenuto necessario dal sottoscritto, che aveva il diritto si scegliersi un pari grado di sua fiducia». Ma dimentica che questa scelta è nata attorno ad un tavolo di ristorante dietro "consiglio" di certi commensali, che da tempo tirano i fili... della politica a Montesilvano. Infine la buccia di banana su cui è scivolata tutta la maggioranza nel consiglio comunale di ieri. Il Pd ha denunciato pubblicamente certe forzature, se non illegalità, ed ha poi abbandonato l'aula. Il punto 46 all'odg - "ricognizione sulla stato di attuazione dei prgrammi e verifica dell'equilibrio finanziario ed economico del bilancio 2008" - prima di essere approvato in consiglio necessitava del parere della commissione (parere non vincolante ma obbligatorio).
«Questa ricognizione - spiega il consigliere di minoranza Francesco Maragno - va fatta per legge entro il 30 settembre e loro la portano il primo ottobre, con il rischio di ritrovarci un commissario ad acta». Ma la controversia nasce in quanto il parere della commissione è stato espresso solo il 30, mentre doveva essere dato almeno il 26, giorno della prima convocazione del consiglio. Insomma è giunto fuori tempo massimo.