ROMA Una fatica (inutile) cercare di estorcergli una risposta secca. Firmerebbe o no un accordo separato con Confindustria? E' un abruzzese tosto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Alla fine ti devi accontentare di una ammissione: «Io firmo le cose che condivido e condivido il testo elaborato con la Marcegaglia». Se ancora vale la proprietà transitiva...
«Intanto - dice - prima di parlare di eventuali accordi separati bisogna riconoscere che nella trattativa ci sono stati avanzamenti importanti....».
Va bene, ma le dispiace dirci prima se si può andare o no a un accordo separato?
«A me non piace questo termine. Separato da chi? Eventualmente ci sarebbe un solo soggetto che non firmerebbe. Il solito. E me ne dispiacerebbe molto. A separarsi, insomma, sarebbe la Cgil. Ma parliamo degli avanzamenti che ci sono stati».
Parliamone allora.
«Cominciamo dall'indice dell'inflazione programmata che ci permette di sottrarci dall'indice imposto dal governo in modo sbagliato. Probabilmente siamo ad un punto in più rispetto a quanto fissato dall'esecutivo. Un indice che sarà sorvegliato dalle parti sociali e non accadeva da 10 anni. Non siamo, invece, affatto d'accordo come vuole la Cgil ad un meccanismo simile alla scala mobile che stimolerebbe l'inflazione. Un'idea che resta nella pancia della confederazione di Epifani».
Lei, dunque, dà ragione alla Marcegaglia su questo punto?
«Se si chiede esattamente la copertura completa del costo della vita non è scala mobile? Cos'é'? Quello che dice la Marcegaglia noi lo diciamo da oltre venti anni: bisogna restare sotto l'inflazione reale per non stimolare l'aumento di prezzi e tariffe. E' la lezione che ci ha lasciato Tarantelli. Il criterio dell'inflazione realisticamente prevedibile non esclude, in presenza di scostamenti, un recupero nel triennio come abbiamo ottenuto nel documento. La tutela del salario si raggiunge attraverso un tridente: primo livello, secondo livello, e detassazione del secondo livello. Questo c'è scritto nel documento sindacale unitario ed è ora la Cgil a disattenderlo».
Ma il 10 di ottobre quando sindacati e Confindustria si ritroveranno, la Cisl (e diciamo anche la Uil) firmerà il protocollo d'intesa o no?
«Lo dirò il 10. Per ora dico che i progressi notevoli nella trattativa ci sono stati, ma non sono disposto ad accettare diktat da nessuno. Detto questo, aggiungo che farò di tutto per fare l'accordo e spero che anche la Cgil si ravveda. Sarebbe un errore clamoroso non farlo. La Cgil non è nè l'alfa nè l'omega del sindacalismo italiano».
E perchè?
«Lo stavo dicendo. La posizione della Cgil si fonda su un castello di carta, un modo per nascondere la non volontà di andare avanti. Non so cosa si sia messo in testa Epifani. La scala mobile? Mi meraviglia che questo vulcano in sonno erutti le stesse discussioni del 1984. Ci dovranno dare una spiegazione. Far saltare l'accordo significherebbe basare le relazioni industriali su rapporti di forza mentre al contrario abbiamo bisogno di coesione sociale. Le parti sociali devono fare il loro mestiere assumendosi le proprie responsabilità e non far il gioco dei populisti».
Questo stop, se vuole questo strappo, tra Cgil e gli altri sindacati è un seguito della vicenda Alitalia?
«Ha a che fare con l'Alitalia certo, ma non è questo il punto. Bisogna decidere quale deve essere il futuro del nostro Paese in un momento grave per l'economia internazionale che può avere ripercussioni negative per tutti. Non è il momento di cambiare le carte in tavola. Mi sorprende che Epifani chieda oggi il coinvolgimento di tutte le associazioni datoriali e del governo. Ricordo che tempo fa non voleva discutere nè con quelle nè con l'esecutivo».