TERAMO. Bentornati nella stazione da terzo mondo dove continua a mancare tutto. A tre mesi dalla denuncia del Centro sui disservizi dello scalo ferroviario di Teramo, siamo tornati per vedere se è cambiato qualcosa. Una (piccola) novità c'è: la biglietteria automatica è stata abilitata anche all'emissione di biglietti per le destinazioni extraregionali. Il resto dei servizi, invece, è rimasto come prima: ai livelli di un piccolo paese sperduto per una città con 10mila studenti universitari e migliaia di lavoratori pendolari. La prima immagine che balza agli occhi è quella dei bagni murati.
I DISSERVIZI. Anche questa volta, ad accompagnarci è Paolo D'Incecco, il paladino della stazione, che annota in un libro nero tutte le carenze che i viaggiatori in partenza da Teramo devono sopportare. «Al di là della piccola novità sulla biglietteria automatica», dice D'Incecco amareggiato, «la situazione è sempre vergognosa».
Si respira un'aria di smarrimento e solitudine, oltre che di abbandono, all'interno della stazione di Teramo.
Le bacheche dove dovrebbero esserci gli orari dei treni sono vuote. Per fortuna che c'è sempre il cartoncino giallo preparato dal signor D'Incecco, con le coincidenze dei treni che fermano a Giulianova e vanno verso Nord. Per non parlare poi del servizio informazioni: è inesistente. I viaggiatori che partono da Teramo devono essere già informati su tutto perché nessuno viene in loro aiuto.
I BAGNI. Chi dovesse avere un'urgenza fisiologica non ha alternative: può continuare a utilizzare la siepe che costeggia i binari. La siepe è diventata una latrina a cielo aperto. I bagni, infatti, sono ancora murati. Poco più avanti del ristorante "Capolinea", la zona un tempo riservata allo scalo merci è adesso un inno all'abbandono, dove regnano incontrastate le erbacce, tra le quali spuntano i resti di vecchi binari.
LA STUDENTESSA SMARRITA. Non ne può più, di tutto ciò, una studentessa universitaria della provincia di Foggia, Daniela Lombardi che incontriamo nella sala d'attesa. La sua voce è quella di migliaia di studenti che ogni giorno si imbattono nella stazione-vergogna di Teramo. «Qui non c'è mai nessuno a cui rivolgersi», dice, «Per tornare al mio paese, sono costretta a partire con largo anticipo per Giulianova dove però la coincidenza delle 12.30, il più delle volte, non attende il treno che arriva da Teramo. E' un altro problema». Tipico di una stazione da terzo mondo.