Il leader Pd chiamato a ricucire organizzando un incontro di chiarimento con i tre segretari confederali e i vertici imprenditoriali
ROMA. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, accompagnata da Alberto Bombassei e Maurizio Beretta, si è presentata nella sede del Pd per parlare dello strappo della Cgil sulla riforma contrattuale. Walter Veltroni ha raccolto le sue lamentele sulla ?pretesa' di Epifani di restaurare la scala mobile. Lunedì prossimo dopo una giornata passata a dibattere i problemi della contrattazione, il segretario Pd incontrerà i tre segretari generali. E sarà la prima volta che i tre si vedranno di nuovo confrontando le loro ragioni, anche se ieri il segretario Cgil ha chiesto esplicitamente un incontro con i leader delle altre due confederazioni per spiegare i motivi dello strappo e ritrovare una sintonia comune.
«Quello che non possiamo accettare è un meccanismo come quello proposto dalla Cgil che è peggio della scala mobile», ha polemizzato la Marcegaglia alla fine dell'incontro con Veltroni, il quale, ha detto, «ha mostrato attenzione». Più tardi la presidente ha annunciato di voler allargare il tavolo della trattativa come chiesto più volte dalla Cgil per arrivare ad un accordo «come nel luglio del '93» con tutti i settori.
Guglielmo Epifani ha protestato rilanciando le sue posizioni. Eccole. Il calcolo dell'inflazione tuttora viene depurato dall'incremento del caroenergia, creando una riduzione del valore del punto di inflazione, spiega, il «che porta ad una riduzione di salario e questo non regge, perchè il lavoratore paga la componente energetica due volte, sugli acquisti che fa e sulla retribuzione». Così si rende «inevitabile e strutturale il calo dei salari», ha aggiunto. E poi c'è la questione generale della riforma contrattuale, perchè «firmare questa proposta della Confindustria significa firmare modelli diversi settore per settore, lasciando agli industriali la possibilità di adottare un contratto secondo convenienza», protesta il sindacalista.
Quanto alla parte di salario legata alla produzione, aggiunge il leader Cgil, ciò dovrebbe significare un allargamento del contratto di secondo livello, ma il documento «dice no a qualsiasi sperimentazione, no alle filiere, no alla contrattazione territoriale e il secondo livello contrattuale resta appannaggio di poche grandi imprese». Anche il contratto nazionale, secondo Epifani, viene irrigidito e controllato, diventa «una contrattazione sovietica».
E' scesa in campo anche l'Ires-Cgil, l'ufficio studi della Confederazione. Secondo la proposta confindustriale, l'inflazione provocherebbe nel giro di 4 anni un calo del 2,7 per cento, con una perdita equivalente a 1.914 euro tra il 2008 e il 2011. A questa perdita bisogna aggiungere la mancata restituzione del fiscal drag. Risponde la Marcegaglia: «Non è vero. Secondo i nostri calcoli ci sarebbe un guadagno di 2.503 euro nominali e di 766 euro reali in quattro anni».
Intanto la Cisl e la Uil censurano il comportamento della Cgil e si dichiarano disposte a firmare. «Cisl e Uil rappresentano già un polo molto forte» ha detto Raffaele Bonanni (Cisl), mentre per Luigi Angeletti (Uil) la Cgil «soffre di un ritardo culturale».