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Pescara, 30/04/2026
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Data: 04/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Treno guasto, mattina da incubo alla stazione. Soppresso l'Eurostar per Milano. Due ore di attesa per un centinaio di persone

Rabbia alla biglietteria Interviene anche la polizia ferroviaria

PESCARA. Il biglietto acquistato in anticipo, la sveglia di buon'ora per essere puntuali alla stazione in attesa dell'Eurostar: c'erano un centinaio di viaggiatori, ieri mattina, fermi sul binario in attesa del Lecce-Milano previsto per le 9,53. Ma il treno non è mai arrivato, perché soppresso a Bari a causa di un guasto. Inizia da qui la mattinata da incubo per i tanti che ieri mattina hanno dovuto aspettare quasi due ore prima di salire sull'Eurostar successivo che, ironia della sorte, è arrivato con 20 minuti di ritardo.
Inutili le proteste dei tanti che si sono riversati davanti alla biglietteria per manifestare tutto lo sdegno e il disagio creato da quell'imprevisto. Appuntamenti di lavoro, visite specialistiche, esami universitari, o anche semplici ricongiungimenti familiari: il disservizio ha mandato a monte gran parte degli incontri, programmati da tempo così come l'acquisto del biglietto ferroviario costato 48 euro per la seconda classe e 66,50 euro per la prima dell'Eurostar 9410.
Perché l'alternativa, per quanti avevano scelto l'Eurostar delle 9,53 convinti di arrivare alla stazione di Milano centrale alle 14,55 è stata quella di prendere l'Eurostar successivo, il 9752 delle 11,19 il cui arrivo a Milano era previsto alle 16,55, con un tempo di percorrenza superiore di mezz'ora rispetto al precedente.
Ma anche qui, oltre a vedere slittare la partenza di un'ora e mezza, con relativa attesa e la rassegnazione di dover fare un viaggio più lungo, i viaggiatori si sono sentiti ripetere dall'altoparlante che il treno delle 11,19 era comunque in ritardo di venti minuti.
Una beffa difficile da digerire, come attestavano le proteste e il repentino affollamento dell'atrio della biglietteria dove anche la polizia ferroviaria è intervenuta per vigilare che la protesta non degenerasse.
Ma in effetti, smaltita la rabbia, tutto è rientrato, con qualcuno che ha rinunciato e la maggior parte dei passeggeri rassegnati all'attesa.
Alla fine, convinti di arrivare a Milano in cinque ore, hanno raggiunto la destinazione finale alle 17,15, impiegando più di sette ore, tra nervosismo e telefonate dell'ultim'ora per avvisare chi li aspettava o per tentare di spostare l'appuntamento.

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