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Pescara, 30/04/2026
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Data: 04/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
La carta di D'Alfonso: un ticket Udc-IdV. Il Pd replica al diktat di Di Pietro facendosi da parte per la presidenza ma lanciando De Laurentiis

L'intransigenza mostrata dall'ex-Pm irrita il Partito democratico. Marini: «Il nostro obiettivo è quello di allargare la coalizione »

PESCARA - Paletti, soltanto paletti. Non li accetta il Partito democratico e tanto piacere se Carlo Costantini ha già tappezzato Pescara di manifesti, problemi suoi e magari di Antonio Di Pietro: il Pd non ci sta e se dovesse scegliere, messo alle strette tra Italia dei valori e Udc non avrebbe esitazioni, sceglierebbe l'Udc. Di Pietro insomma può andare a farsi benedire: la candidatura a presidente di Carlo Costantini messa sul piatto dall'ex magistrato per le prossime elezioni regionali, ha fatto saltare i nervi a tutto il partito democratico. Perchè una cosa è Costantini, «candidato ineccepibile», un'altra i diktat. Il no però non è un vero e proprio no, come sempre quando c'è Luciano D'Alfonso di mezzo: il segretario del Pd ha in serbo un'ultima carta, che intende giocarsi per tentare il colpo della sua vita: imbarcare l'Udc senza rinunciare all'ex magistrato di Montenero di Bisaccia.
Ma la pancia del Pd riunita ieri al cinema Sant'Andrea di Pescara per parlare di programmi, con tanto di maxi schermo davanti alla chiesa, ha già fatto le sue scelte. No al diktat dipietrista, meglio un alleato nuovo di zecca come l'Udc, anche a costo di portarselo a casa azzoppato: perchè è chiaro a tutti che nell'attrazione fatale col centrosinistra il partito di Casini perderà qualche pezzo. «Ma sono pezzi arrugginiti, quelli che hanno già preso altre strade», da laconico Massimo Luciani del coordinamento regionale.
Sta parlando al microfono Giovanni Lolli quando l'ex presidente del Senato Franco Marini imbocca l'uscita: «Il nostro obiettivo è allargare la coalizione, non è certo Costantini». Appunto, e così mentre in sala Giovanni Legnini prima, poi Marco Verticelli parlano di imprese di sviluppo di giovani, fuori nella piazza si fanno le strategie: «Abbiamo posto una domanda a Di Pietro - racconta Luciani - gli abbiamo chiesto cosa stia facendo lui per costruire la coalizione. Impensabile che metta solo condizioni». Impensabile per tutti ma non per il segretario del Pd Luciano D'Alfonso. Lui da vecchio democristiano, Di Pietro non lo vuole buttare al mare e per questo ha lanciato la sua proposta: un ticket, presidenza e vice presidenza della Regione, da offrire a Udc e Italia dei Valori. Ma in questo caso Di Pietro dovrebbe fare un passo indietro e accontentarsi della vice presidenza per Costantini. «Stiamo tentando di tenere aperta questa prospettiva - conferma Luciani. Siamo ormai convinti che da soli non riusciremo a vincere, ma se allargheremo la coalizione avremo delle buone chances». «Non si possono accettare questi toni - aggiunge il vicesegretario Camillo D'Alessandro - se Di Pietro ci dice "prendere o lasciare", noi rispondiamo che così non si costruisce la coalizione. Il nostro obiettivo è mettere insieme tutte le forze che fanno opposizione a Berlusconi».
E imbarcare l'Udc è un disegno politico che coincide con quello di Veltroni a Roma: per questo il Pd è disposto a cedere la presidenza al partito di Casini, accettando la candidatura di Rodolfo De Laurentiis. Un prezzo alto ma che paga volentieri per strappare l'Udc dalle grinfie del Pdl e che mette sul piatto subito, prima dell'incontro organizzato dai centristi con Gaetano Quagliariello per lunedì pomeriggio. Casini prende tempo: «Decideremo a giorni, c'è un confronto aperto sia con il Pdl che con il Pd. Come sapete abbiamo lasciato le scelte sulle alleanze alle periferie. La prossima settimana si decide». Questione di ore per valutare il ticket messo sul piatto da D'Alfonso. Che consentirebbe al Pd di allargarsi al centro e di non perdersi per strada il voto di protesta dell'Italia dei valori. Il problema, semmai, è la convivenza. Se mai ci sarà.





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