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Data: 04/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Ici e ticket, 700 milioni per Regioni e Comuni. Il consiglio dei ministri vara il federalismo fiscale: la Lega esulta, opposizione scettica

Tremonti: fatto storico Ma ci vorranno almeno due anni

ROMA. Il giorno tanto atteso dalla Lega è finalmente arrivato. Dopo il sì di Regioni, Comuni e Province, il consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge delega che introduce il federalismo fiscale. Ma la strada è ancora lunga. Giulio Tremonti prevede che ci vorranno almeno due anni per il varo dei decreti attuativi, ma c'è da scommettere che occorrerà più tempo.
Costretto ad allargare i cordoni della borsa dai governatori e dai sindaci, il governo ha anche approvato il decreto legge a favore degli Enti Locali che stanzia 1,3 miliardi di euro per il rimborso dell'Ici (ai Comuni vanno 260 milioni per il 2008), dei ticket sanitari (le Regioni incassano 434 milioni) e per il risanamento dei bilanci di Roma (550 milioni) e Catania (140 milioni).
«Quella del federalismo fiscale è una riforma storica» dice Giulio Tremonti in una conferenza stampa che gli offre l'occasione di ricordare che il cammino del federalismo iniziò nel 1994 con il primo governo Berlusconi e che intorno alla riforma questa volta si è registrato un «consenso generale». «Ora si passa dal federalismo irresponsabile a quello responsabile» aggiunge Roberto Calderoli, che non nasconde il suo entusiasmo e si dice pronto al dialogo con l'opposizione. «Gli interventi di introduzione del federalismo finora sono stati calati dall'alto, spesso con maggioranze risicate e senza coinvolgere i soggetti interessati. La consultazione dei governi locali è la strada che ha dato maggiori frutti e intendiamo dare seguito a questo cammino del dialogo, continuando il lavoro nel percorso parlamentare e poi sui decreti» aggiunge il ministro per la Semplificazione legislativa.
A tirare un sospiro di sollievo è anche Silvio Berlusconi («Certo che sono soddisfatto...») mentre il presidente della Camera, Gianfranco Fini, auspica che il dibattito in Parlamento «non sia ideologico» e assicura che il disegno di legge sul federalismo fiscale «non rompe l'unità nazionale». Roberto Maroni parla invece di un «passo decisivo» e assicura che quando la riforma entrerà a regime ci potranno essere risparmi per 14-16 miliardi all'anno. Nel giorno della vittoria politica più importante per la Lega, Bossi lascia che a parlare sia il figlio Renzo: «E' una riforma storica che riguarda tutta l'Italia. E' l'inizio del cambiamento del paese».
Se la maggioranza esulta e promette dialogo, l'opposizione mantiene tutto il suo scetticismo e fa capire che fino a quando non sarà pronta la «data room», cioè la banca dati di tutto il sistema finanziario del paese, a dominare la scena saranno solo gli annunci. Il più sospettoso è Antonio Di Pietro, che vede solo «chiacchiere al vento» e attacca: «L'unico federalismo che ho visto sino ad ora è stato quello ad personam che consente al premier di regalare soldi al sindaco di Catania, anche perché lì c'è il suo medico personale...».
Vannino Chiti giudica positivamente il fatto che il federalismo fiscale arrivi finalmente al confronto parlamentare mentre Anna Finocchiaro vede per ora solo uno «scambio politico tra Pdl e Lega». Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ricorda alla maggioranza che i toni da propaganda allontanano dalla meta e avverte: «Le regioni vogliono il federalismo fiscale ma non vogliono bufale». Ad essere «molto critico» è anche il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. Tra centrodestra e centrosinistra ci sarà dialogo? Luciano Violante si dice convinto che il disegno di legge del governo «vada sostenuto» ed auspica che il federalismo fiscale sia approvato a «larghissima maggioranza». Disponibilità al confronto viene anche da Pier Ferdinando Casini. Il leader dell'Udc vuole comunque vedere cifre e tabelle prima di esprimere un giudizio: «Per ora non c'è nulla. Il giorno che ci saranno i numeri si parlerà di federalismo».

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