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Pescara, 30/04/2026
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07/10/2008
Il Messaggero
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Pil in caduta, Pescara sull'orlo della recessione. Meno quattro punti in tre anni, famiglie più povere, la disoccupazione in ripresa. La Cgil lancia la sfida della qualità per la ripresa, domani il forum |
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Altro che locomotiva d'Abruzzo. Altro che piccola Manhattan. La città veloce non corre più, né a livello di crescita economica né di produttività e il reddito delle famiglie ristagna. Anche la posizione dell'Abruzzo dal 2004 è rimasta invariata, incapace di fare il salto di qualità che ci si aspettava. Tant'è che negli ultimi sei anni la regione ha perso 5 punti percentuali in termini di prodotto interno lordo pro capite, contro l'1,5 del centro-nord e l'1,1 del Mezzogiorno. Una perdita che si allarga soprattutto tra il 2003 e il 2004 all'epoca della giunta regionale Pace, con una piccola ripresa nel 2005, e con una flessione dell'0,5 per cento nel 2006. In questa fotografia scattata dal Cresa su dati Istat, tra le province abruzzesi la maglia nera spetta a Pescara che dal 2004 al 2007 ha perso quattro posizioni in termini di Pil con una crescita del 3,5 per cento. Mentre la città teatina si attesta al 12,3 per cento come tasso di crescita. Dati preoccupanti snocciolati ieri dal segretario provinciale della Cgil, Paolo Castellucci, e che faranno da spunto al forum di approfondimento "L'Abruzzo e Pescara: economia in ripresa o in declino?", in programma per domani all'ex Aurum con politici ed esperti. La portata di questo rallentamento che riguarda principalmente Pescara emerge anche dall'occupazione. In Abruzzo nel 2007 la popolazione occupata è aumentata di 4mila unità: circa 12mila occupati in più nei settori dell'agricoltura e dell'industria, mentre i servizi hanno registrato 11mila perdite di personale. Delle quattro province la città veloce è il fanalino di coda: dal 2004 al 2007 continua a perdere occupati, da 119mila a 112 mila, mentre Chieti ne acquista diecimila in quattro anni, arrivando a quota 153mila, Teramo 8mila e L'Aquila ben 12mila. Una diminuzione in parte influenzata dal "travaso" di attività all'interno dell'area metropolitana. La crisi occupazionale femminile però, è ancora più pesante: con 7mila donne in meno tra le forze lavoro. Nel capoluogo adriatico, poi, il lavoro resta precario (è pari al 66 per cento). La durata dei rapporti di lavoro evidenzia che sono più di duemila quelli che lavorano per meno di un mese, poco più di settemila quelli che riescono a lavorare da uno a tre mesi, tremila da 4 a 6 mesi, più di quattromila da 7 mesi ad un anno e 12mila oltre un anno. Dal 1° gennaio 2007 al 30 settembre 2008 a Pescara, solo il 33 per cento dei 29mila nuovi avviati al lavoro ha ottenuto un impiego a tempo indeterminato. E si tratta soprattutto di lavoratori generici, spesso senza alcun titolo di studio. Il capoluogo adriatico è poi al 50esimo posto tra le province italiane nella voce di spesa per ricerca e sviluppo. Eppure le opportunità per crescere ci sono, «favorendo, ad esempio, la nascita di un polo di alta moda nell'area vestina», dice Castellucci. Allargando l'orizzonte all'Europa, secondo l'elaborazione Cresa, l'Italia, in termini di Pil e di sviluppo, registra la performance peggiore dal '95 al 2005, ma l'Abruzzo riesce a fare anche peggio, con valori inferiori al resto del Paese. Nel panorama universitario, infine, la "D'Annunzio" si colloca ai primi posti per dispersione e agli ultimi per talenti. E le prospettive non sono rosee. «Il forum - conclude Castellucci - sarà utile per capire se l'Abruzzo e Pescara possono ancora agganciarsi alle economie forti del centro-nord».
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