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Pescara, 30/04/2026
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07/10/2008
Il Messaggero
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Di Pietro insiste: «Chi ci ama ci segua» Pirotecnica visita pescarese del leader dell'Italia dei Valori, che non fa sconti a nessuno. Avanti tutta con Costantini. Niente mano tesa al Pd, attacco frontale all'Udc
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PESCARA - Italia dei Valori avanti da sola? Ma chi l'ha detto. La realtà è ben diversa, vale a dire questa: il partito è pronto ad accogliere quanti vorranno condividere la nomination di Carlo Costantini a candidato presidente per la Regione e che accetteranno di mettere in lista candidati con il certificato penale immacolato: per il passato e anche per il futuro. Oltre naturalmente a sottoscrivere il programma: che sarà rigoroso nella lotta agli sprechi e ai privilegi della casta. Concetti, anzi pilastri - primo fra tutti quello del rigore morale - che l'onorevole ed ex ministro Antonio Di Pietro ha ribadito forte e chiaro nella conferenza stampa tenuta ieri alla sede del comitato elettorale in Corso Umberto. Con una conferma: Costantini è e resta il candidato presidente dell'Idv senza se e senza ma. L'incontro s'è trasformato in piccolo evento mediatico. Lo schermo all'esterno ha consentito a sostenitori e passanti di vedere e ascoltare il Tonino nazionale. Affiancato dal senatore Alfonso Mascitelli e dall'onorevole Carlo Costantini e dai consiglieri regionali Augusto Di Stanislao e Paolo Palomba, Di Pietro come al solito non ha tradito in quanto a schiettezza ed effervescenza. Insomma, ne ha avute per tutti, anche ringhiando a muso duro nei confronti del Pd, tra l'altro a poche ore dall'incontro con Veltroni, previsto e poi però saltato. «Chiediamo coerenza. Non abbiamo apprezzato chi in questi giorni continua nella corsa ad imbarcare tutti per arrivare a 51 (cioè al 51%; ndr)». Di Pietro ha respinto a modo suo l'accusa di giocare a dividere il centrosinistra: «Quando vedo un segretario di partito ad alto livello che si siede un giorno di qua e un giorno di là, dico solo che una condotta del genere non porta a niente. E' un'offesa all'elettorato che lo vota -ha tuonato- Agli elettori dico: non siate sudditi. E dico no all'Abruzzo che si presenta all'appuntamento elettorale inseguendo la logica dei giochi e giochini di potere». Il contrario del dialogo, del disgelo che il Pd con Veltroni e Marini chiedevano all'ex ministro alle infrastrutture. Di Pietro non ha teso la mano, «saranno gli elettori a giudicare la scelta di Costantini» ha aggiunto con il concetto-slogan del «chi ci ama ci segua». Meglio andare alla conta dei suoi, duri e puri, a costo di rischiare l'accusa di sfascia-coalizione che il Pd è pronto a muovergli se il centrosinistra non saprà uscire dalle sabbie mobili in cui s'è cacciato. In Abruzzo come nel resto d'Italia. Ma è sulla ipotetica alleanza del centrosinistra con l'Udc che Di Pietro ha preso fuoco arrivando al limite dell'insulto. «L'Udc deve decidere da che parte stare: sento che un giorno parla con il Pd, un altro con il Pdl...Non ci stiamo con la politica di chi offre di più, la candidatura di Costantini è un segnale forte di discontinuità col passato... Faremo della Regione una casa di vetro, trasparente a tutela dei cittadini...La nostra strada è in salita ma la facciamo perché dobbiamo farlo. Mascitelli ha già la delega a presentare la lista dal notaio».Di Pietro s'è anche tolto qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di Carlo Toto, «Alitalia è morta perché insolvente e AirOne è rientrata nell'operazione-salvataggio perchè solo così le banche più esposte potevano sperare di recuperare, data la grave situazione debitoria». E mentre Costantini ribadiva un secco no al Centro oli di Ortona, da ex ministro alle infrastrutture Di Pietro ha dipinto una situazione nera per la mobilità in Abruzzo: «Tremonti ha annunciato un federalismo che è di là da venire visti gli 8 milioni stanziati per pensarlo e progettarlo nei prossimi tre anni. Intanto però ha tolto l'Ici attingendo alle risorse accantonate da me per autostrade, ferrovia e porti: su questo fronte in Abruzzo non aspettatevi nulla». Altro che porta dell'Est.
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