PESCARA. Altro che laboratorio per «larghe intese». In Abruzzo il centrosinistra affonda con i leader che si accusano a vicenda. Così ieri sera nella coalizione della ex maggioranza regionale, da Roma a Pescara tra Idv e Pd si è segnato il punto di non ritorno. Di Pietro giudicato «irresponsabile e qualunquista», e il leader dell'Idv che replica: «il Pd ha problemi di credibilità».
Il botta e risposta è iniziato ieri mattina con le repliche a Di Pietro sulla «non negoziabilità» del candidato Idv Carlo Costantini e sull'accusa all'Udc di «meretricio politico». A parlare sono stati i vertici nazionali del Pd, con Marini, Lolli, Franceschini, Fioroni, al termine di una riunione con Walter Veltroni e Piero Fassino. Il Pd pur irritatissimo prova con gli ultimi appelli. «Ci sono ancora le condizioni di un accordo», osserva Fioroni, «ma Di Pietro la smetta di fare il cardinal purezza». Si fa sentire anche Giovanni Lolli che ricorda lo sforzo del Pd di aprire all'Udc. «Noi abbiamo molto lavorato per una coalizione nuova e aperta anche all'Udc ma Di Pietro si sta assumendo l'enorme responsabilità di consegnare la Regione al centrodestra». A metà mattina la nota ufficiale del partito. «Il Pd è convinto che ci siano ancora le condizioni per la vittoria ed è fortemente preoccupato e sconcertato delle prese di posizione del senatore Di Pietro».
Nel pomeriggio puntuale la replica di Di Pietro che aggiunge quella dose di vetriolo che innesca altre polemiche. «Il Pd non scarichi sull'Italia dei Valori i propri problemi di credibilità, purtroppo fortemente compromessi in Abruzzo, dopo la vicenda degli arresti che hanno coinvolto esponenti di primo piano della giunta regionale», dice Di Pietro, «il Pd continui pure a tergiversare, ma non scarichi su di noi le responsabilità della sconfitta». Di Pietro nella sua idea di Udc da «meretricio», rincara la dose, «ed è inutile», dice «che continuino a tirare per la giacchetta l'Udc che, in fin dei conti, li sta utilizzando solo per ottenere qualcosa di più dal centrodestra».
Le parole di Di Pietro suscitano una nuova bordata sparata dal vice segretario Pd, Dario Franceschini.
«E' incredibile, Di Pietro grida in piazza tutti i giorni contro Berlusconi e poi si trasforma con le sue scelte in un suo alleato», dice Franceschini, «Di Pietro ci risponde: o il mio candidato o niente. Un calcolo tutto di convenienza nazionale per il proprio partito, che nulla ha a che fare con i problemi o con la gente dell'Abruzzo. Non c'é che dire: un bel regalo a Berlusconi».
Le osservazioni di Franceschini, come se non bastasse, accendono una diatriba interna al Pd. «Il nostro vicesegretario sembra essersi accorto che tra poco in Abruzzo ci saranno le elezioni regionali», sottolinea Marco De Amicis,candidato alle scorse primarie con la lista che appoggiò Mario Adinolfi e che oggi fa parte della direzione nazionale del partito, «Franceschini definisce "incredibile" l'atteggiamento di Di Pietro e dell'Italia dei Valori. Bene, potremmo anche condividere le parole di Franceschini, se non fosse che in data 21 agosto scorso, esasperati da settimane di silenzio da parte del Pd Abruzzo e del suo segretario D'Alfonso, noi di Generazione U avvertimmo che il Pd nella nostra regione sarebbe stato a rischio estinzione se si fosse lasciato andare Di Pietro da solo».
Infine alle 17.30 la conferenza stampa del segretario regionale del Pd, Luciano D'Alfonso che accusa all'Idv che di aver agito in modo «irresponsabile e qualunquista». D'Alfonso ricorda che l'impegno del Pd era che «nella formazione delle liste non ci sarebbero state candidature problematiche», un modo per dire che chi ha carichi pendenti con la giustizia non sarebbe stato candidato, così come chiesto dall'Idv. «No ai diktat, no a coloro che sono indisponibili a discutere», scandisce D'Alfonso, «deve cessare l'atteggiamento egoista, irresponsabile e qualunquista». Poi la postilla: «Forse in Molise si possono fare i dicktat», sospira D'Alfonso, «l'Idv è un partito discutibile sulla consistenza democratica e mentre quella elettorale è da verificare».
Ieri sera poi un incontro tra Pd, Rifondazione, Verdi sinistra democratica e Pdci per fare l'«ultimissimo» appello a Di Pietro. Oggi si faranno «pressioni» locali e nazionali per arrivare ad una trattativa. Altrimenti ciascuno andrà per fatti suoi, dipietrisi, Pd e «cespuglietti», e anche Rifondazione con un suo candidato.