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Data: 08/10/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Statali verso lo sciopero generale. Brunetta polemico con Cgil, Cisl e Uil: il loro unico obiettivo è colpire Palazzo Chigi

Domani la decisione, niente di fatto nell'incontro sindacati-Aran

ROMA. Domani i sindacati del pubblico impiego decideranno se e quando fare uno sciopero generale di protesta per dare una spallata alle trattative per il rinnovo dei contratti pubblici. Si preannuncia, in assenza di una convocazione da parte del governo e di una proposta, un autunno caldo per tre milioni e mezzo di lavoratori. Ieri le federazioni degli statali si sono incontrate con l'Aran, l'agenzia che fa da controparte pubblica nei rinnovi contrattuali.
«La riunione» si legge in una nota sindacale «non ha affrontato i nodi preliminari posti alla base della vertenza sul lavoro pubblico. Per l'esattezza l'Aran ci ha ripetuto le cose che avevamo letto sul sito web della Funzione Pubblica, né una parola in più né in meno», protesta Carlo Podda, segretario generale degli statali Cgil.
Qual è l'oggetto del negoziato che fa precipitare le buone intenzioni delle controparti? Per la prima volta i sindacati si trovano ad affrontare un rinnovo con la certezza che dal primo gennaio gli impiegati statali avranno una decurtazione del loro stipendio che va da 80 a 200 euro. Questa è una certezza che viene dal decreto Tremonti 212 con il quale si tagliano i fondi per la contrattazione integrativa e si tagliano alcune indennità, come il lavoro notturno degli infermieri e altre voci variabili dello stipendio. Il taglio è così definito che la Ragioneria dello Stato ha calcolato che da questo decreto l'erario pubblico risparmierà 1,7 miliardi di euro.
L'offerta per il rinnovo contrattuale è di 65 euro, 50 euro nette in busta paga. Per decisione governativa, recita la finanziaria, «se la contrattazione si dilunga troppo...» a parere insindacabile del ministro, quest'ultimo può decidere di elargire il 90 per cento di quanto disponibile per il rinnovo contrattuale unilateralmente e senza parere del sindacato. Un modo chiaro per tagliare le gambe alle rappresentanze dei lavoratori.
Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta non si vuole lasciare sfuggire quest'occasione per mettere all'angolo i sindacati e già ieri ha candidamente minacciato: «In ogni caso mi sembra legittimo che entro la fine dell'anno il governo eroghi almeno le somme stanziate a titolo di indennità di vacanza contrattuale».
E ancora: «Inoltre dal primo gennaio entrerà in vigore la norma della finanziaria che prevede, in caso di mancata definizione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, la possibilità per l'amministrazione di erogare gli aumenti degli stipendi per un importo pari al 90 per cento dell'inflazione programmata». Secondo il ministro, l'obiettivo del sindacato non è il rinnovo del contratto, ma questo governo: «Non ricordo da parte delle stesse sigle sindacali la proclamazione di uno sciopero del pubblico impiego all'indomani dell'approvazione della legge finanziaria per il 2008 del governo Prodi». Per quest'atteggiamento Brunetta si dichiara «sorpreso».
Cattiva memoria, gli risponde Podda, perchè «il 27 ottobre del 2007 le organizzazioni sindacali, per rivendicare la possibilità del rinnovo contrattuale, effettuarono uno sciopero generale con una manifestazione nazionale a Piazza San Giovanni». Il fatto che il governo ha intenzione di mettere le mani nelle tasche degli statali è noto anche ai segretari generali. Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, obietta: «Se nel pubblico impiego si tolgono i soldi, non si ricontratta e si definisce il settore una palla al piede, è chiaro che si strappa il rapporto con il governo. In questa prospettiva uno sciopero generale non mi sorprenderebbe».
Anche la Cisl nutre seri dubbi sulle reali intenzioni del ministro Brunetta. «Si insisterà con la logica dei proclami altisonanti che mascherano un'inerzia di fatto?» si chiede il segretario generale della categoria Rino Tarelli.

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