"A dieci anni dall'avvio della riforma, l'assetto del tpl è ancora lontano dall'essersi assestato". Non è certo una novità, ma è una delle principali conclusioni alla quale arriva una ricerca del servizio studi di Bankitalia dal titolo molto eloquente: "Regolamentazione ed efficienza del trasporto pubblico locale: i divari regionali". Secondo la ricerca, nel nostro paese quasi tutte le regioni (con la significativa eccezione della Sicilia) si sono adeguate formalmente alla riforma che, tuttavia, nella sostanza risulta per larga parte inattuata: in meno della metà dei capoluoghi di provincia si è fatto ricorso alle gare per la gestione del servizio e restano prevalenti i casi di affidamento diretto o in-house. Inoltre, scrive Bankitalia, anche nei casi in cui l'affidamento è stato basato su procedure concorsuali non ne è scaturita una profonda innovazione. Il perché è presto detto: l'aggiudicatario del servizio è spesso risultato il gestore precedente, talora in associazione con altri; il numero dei partecipanti alle gare è stato quasi sempre molto basso; quasi nulla la partecipazione di concorrenti esteri e generalmente irrilevanti i ribassi rispetto alla base d'asta. Colpa, secondo la ricerca, delle notevoli incertezze normative - con un perdurante ricorso a regimi di proroga dei termini - e della mancanza d'un ruolo di indirizzo e di regolazione coerente a livello centrale, che consentisse di affrontare le complessità tecniche degli assetti di concorrenza per il mercato pensati dalla riforma. Una situazione che influisce negativamente anche sull'efficienza delle aziende di tpl, i cui guadagni, in termini di performances, si legge ancora nel papers, risultano "modesti e poco diffusi" specie laddove la mancata spinta alla liberalizzazione si è unita ad una "non omogenea attenzione degli enti locali alle variabili non aziendali che influenzano l'efficienza del servizio" (dimensione e monitoraggio delle corsie preferenziali, ZTL, incentivi al trasporto pubblico e penalizzazione del trasporto privato, ecc.). Insomma, quello che viene tratteggiato è un trasporto pubblico che non riesce a decollare. Tant'è che anche le indagini sui consumatori mostrano che le politiche finora adottate non hanno accresciuto in misura sensibile la quota di utenti, soprattutto frequenti, neanche nelle città di maggiore dimensione, e che al basso utilizzo (nel confronto internazionale) del servizio si associa una valutazione negativa sulle diverse componenti qualitative del servizio stesso. Una situazione che si riflette, con effetti negativi, sulla salute dei cittadini e sulla qualità della vita.