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Pescara, 30/04/2026
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10/10/2008
Il Messaggero
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Berlusconi, colpo a sorpresa: no all'Udc. Irritato con Casini, il capo del Governo blocca le trattative in Abruzzo e spiazza i dirigenti "azzurri" |
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L'AQUILA - Lo stop sarebbe arrivato direttamente dal Cavaliere, dopo un breve incontro con Gaetano Quagliariello e Denis Verdini, il coordinatore nazionale del partito. «Con l'Udc -avrebbe detto- oggi non è possibile alcuna intesa e meno che meno in Abruzzo». Una notizia lanciata ieri mattina da Reteotto, un'autentica doccia fredda con le delegazioni regionali ormai d'accordo e la trattativa a un passo dalla chiusura. Un dietro front che non ti aspetti, se è vero quello che dicono. Perché Silvio Berlusconi sembrava propenso all'intesa, diversamente da Pierfendinando Casini, scettico, duro -dicevano- pronto a mettersi di traverso, tanto che se alla fine avesse acconsentito all'accordo, «lo avrebbe fatto molto malvolentieri». Invece è avvenuto, pare, esattamente il contrario. Di traverso si sarebbe messo proprio Berlusconi. Di più. «O Casini entra nel Pdl- avrebbe detto il Cavaliere- oppure di stare con noi se lo scorda». Una battuta e basta, e forse non del tutto credibile. Che comunque Berlusconi sia di nuovo in rotta di collisione con l'ex alleato, è un dato di fatto. Secondo Giuseppe Pizza, segretario della Dc, che ieri mattina ha chiamato al telefono Celso Cioni, segretario regionale in Abruzzo, Berlusconi sarebbe molto contrariato per l'atteggiamento che l'Udc sta tenendo nel braccio di ferro in atto tra maggioranza e opposizione sull'elezione del presidente della Commissione di vigilanza Rai e di un giudice costituzionale, con la Consulta costretta ad operare con un componente in meno. Non solo: Berlusconi -ha raccontato Pizza- sarebbe rimasto colpito negativamente dall'intervento di Casini sulla riforma della scuola. «E' stato molto più duro- avrebbe detto il Cavaliere- della sinistra radicale». Insomma, se a Roma ci si oppone così, è possibile fare un'intesa in Abruzzo? E' una domanda a cui il Pdl abruzzese ieri non ha saputo dare una risposta. Del resto i vari responsabili regionali del centrodestra hanno fatto a gara per tenere le bocche cucite, anche se poi qualcosa hanno detto. «La notizia dello stop di Berlusconi non è destituita di fondamento. Ora bisogna vedere se si tratta di un no definitivo oppure se è soltanto l'espressione di un malumore, un non gradimento, caso mai riferita ai contrasti degli ultimi tempi». Come dire che il no di Berlusconi potrebbe anche rientrare come spera soprattutto l'Udc. Sorpreso anche Rodolfo De Laurentiis che nei giorni scorsi si è speso moltissimo per trovare l'accordo a livello regionale. «Non ho notizie ufficiali- ha detto- né comunicazioni a riguardo. Per noi resta valido l'incontro fissato per mercoledì prossimo sul programma». Cauto Celso Cioni, che aspira a un posto nel "listino" del presidente. «C'è da capire se si tratta di una rottura vera oppure fittizia, le prossime ore chiariranno». Un'ultima indiscrezione. Ad indispettire Berlusconi sarebbe stata anche la manifestazione dell'Udc a Teramo con Cesa e Casini. In quella occasione, complice il segretario provinciale Lino Silvino, l'Udc avrebbe «messo il cappello» sulla candidatura dell'ex sindaco Gianni Chiodi suscitando le ire del Cavaliere. Ma ce n'è un'altra di indiscrezione che contraddice in parte la precedente: Gianni Chiodi sarebbe stato convocato ad Arcore dallo stesso Berlusconi. Voci, rumori, illazioni e soprattutto tanta confusione.
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