PESCARA. Il centrosinistra gioca l'ultima carta per recuperare un'intesa con i dipietristi. Dopo lo scambio di bordate dei giorni scorsi, ieri sera dal vertice pescarese della coalizione è partito un pressante messaggio conciliante nei confronti dell'Idv. Il Pd e gli alleati, a cominciare da Rifondazione e Sinistra democratica, ritengono fondamentale la ricostituzione dell'alleanza per non «consegnare la Regione alla destra». Il pressing non sarà solo abruzzese, da Roma i leader del Pd faranno gli ultimi tentativi per ricucire lo squarcio con l'Idv. Poi la partita sarà chiusa.
Il nodo rimane la candidatura posta dall'Idv «non negoziabile» di Carlo Costantini alla presidenza della Regione. Ma anche di «non negoziabile», c'è la presenza nelle liste di indagati. Questioni che il Pd indica come superabili, ma prima l'Idv deve togliere i suoi dicktat su liste e candidato presidente. Dalla riunione di ieri sono rimersi toni morbidi e la volontà di presentarsi uniti alle elezioni del 30 novembre. E' stato fissato comunque un termine ultimo.
Se entro lunedì non si raggiungerà l'intesa, il centrosinistra si presenterà diviso all'appuntamento con le urne. A quel punto, con Costantini e l'Italia dei valori in corsa da soli, il resto della coalizione potrebbe puntare sul presidente vicario della Regione Enrico Paolini, esponente del Pd che ha già dato la sua disponibilità a candidarsi. Un nome alternativo, confermato anche nel corso della riunione di ieri, è quello del rettore dell'università dell'Aquila Ferdinando Di Orio, proposto da Rifondazione comunista. Unica buona notizia per il Pd e i suoi mini alleati è che l'Udc di Casini che era ad un passo per l'accordo con il Pdl ora è ad un passo dalla rottura, con la previsione di tornare a dialogare con il centrosinistra. «Non abbiamo alternative all'unità», sottolinea Gianni Melilla, coordinatore regionale di Sinistra democratica, nel riferirsi ai dipietristi, «dobbiamo mettere da parte borie e personalismi per convergere su un candidato presidente».
Intanto a sorpresa ieri sera nel Pd sono arrivate le dimissioni da consigliere regionale Filippo Benucci, che appena quattro mesi fa aveva preso il posto di Tommaso Ginoble, eletto alla Camera.
L'abbandono dell'incarico è stato motivato con ragioni di carattere personale. Ma il segnale non promette nulla di buono per il Pd, in quanto all'interno del partito serpeggia insofferenza, con il rischio che proprio alla vigilia delle primarie e delle elezioni vere, possano prevalere le divisioni. A sostituire Benucci sarà Ercole Core, referente per la sanità del partito a Teramo, che siederà all'Emiciclo nell'ultimo scorcio della legislatura.