Il ministro: non condivido questa decisione. La Camera approva il decreto Ora tocca al Senato
ROMA. Il giorno in cui il decreto Gelmini ottiene il «via libera» della Camera, i sindacati proclamano per il 30 ottobre lo sciopero generale della scuola con manifestazione a Roma. A sottoscrivere compatte la protesta sono tutte le organizzazioni maggiormente rappresentative: Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda. Ma la ministra dell'Istruzione dice di «non comprendere» le ragioni dello sciopero che «non porta vantaggio al Paese, agli insegnanti e agli studenti».
Con 280 voti favorevoli, 205 contrari e 28 astenuti (Udc e Minoranze linguistiche), la Camera ha ieri approvato il disegno di legge di conversione del decreto sulla scuola. Il provvedimento, su cui martedì l'aula di Montecitorio ha votato la fiducia posta dal governo, passa ora al vaglio del Senato.
Per l'approvazione definitiva. Fra le misure previste: ritorno al maestro unico alle elementari a partire dal prossimo anno scolastico, ritorno ai voti decimali in pagella alle elementari e medie, ritorno del voto in condotta. «Siamo ad un passaggio importante - ha detto soddisfatta il ministro - e ad un cambio di epoca per la scuola che diventa un'agenzia di formazione e non un ammortizzatore sociale».
Mentre il Pd parla invece di «giorno triste per la scuola italiana», gli insegnanti scrivono e-mail al capo dello Stato Napolitano per chiedere che non firmi la riforma e il fronte sindacale si compatta per dire «no» al decreto. Tutti uniti (a parte i Cobas che protestano il 17 ottobre) i sindacati della scuola hanno deciso di indire per il 30 ottobre una giornata di lotta con manifestazione nazionale a Roma. «La protesta - ha dichiarato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani - è il risultato delle politiche sbagliate del governo». E' la risposta «all'arroganza del governo e della ministra Gelmini che con le loro scelte stanno distruggendo l'intero settore della conoscenza pubblica - ha aggiunto Mimmo Pantaleo Segretario Generale della Flc Cgil - Per ragioni esclusivamente economiche si demolisce la nostra Costituzione. Scuola, università e ricerca sono considerate dal governo un puro costo». Durissimo anche il leader della Cisl scuola Francesco Scrima: «Con lo sciopero vogliamo rispondere sia alla destrutturazione del nostro sistema scolastico voluta dal governo, sia all'arroganza manifestata dall'esecutivo con la fiducia chiesta in Parlamento sul decreto. Un decreto che uccide la scuola elementare, mentre la Finanziaria colpisce a sciabolate la scuola media inferiore e superiore». Il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, aggiunge: «Faremo sentire la voce di chi nella scuola ci lavora ogni giorno». Lo Snals-Confsal auspica che la protesta «possa rappresentare per il Governo un segnale forte». E Rino Di Meglio (Gilda) prevede già una massiccia adesione: «Saremo almeno in 100 mila, prevediamo una partecipazione storica».
Intanto oggi in oltre 80 città scenderanno in piazza gli studenti per manifestare contro i provvedimenti su scuola, università e ricerca adottati dal ministro Gelmini e dal governo Berlusconi. «Il ministro Gelmini - dicono - è prestanome di un progetto volto a smantellare il sistema pubblico».