ROMA. Tre giorni di sciopero regionale con blocco degli uffici, degli ospedali, degli enti locali, delle scuole, compreso il fermo della polizia municipale e dei vigili del fuoco, salvo il funzionamento degli aeroporti e la garanzia delle emergenze nella sanità. Circa 3 milioni e mezzo di dipendenti sciopereranno.
Il governo non ascolta le proteste dei sindacati e questa sarà solo la prima risposta ai suoi silenzi. Poi seguirà uno sciopero generale ancora più incisivo.
Gli statali del Nord, del centro e del Sud si fermeranno tra quindici giorni, secondo le regole dettate dalla commissione di garanzia sugli scioperi nel settore pubblico.
Nel comunicato sindacale si legge: «Le risorse stanziate sono insufficienti; vengono avanzate proposte di superamento del contratto nazionale di lavoro per le autonomie locali e la sanità, nonchè ipotesi di elargizione unilaterale dei benefici contrattuali, riconfermati dai provvedimenti di taglio alle risorse della contrattazione integrativa».
Per questi motivi le organizzazioni sindacali chiedono che sia istituita una contrattazione alla presidenza del consiglio «con tutte le controparti pubbliche».
In altre parole, i sindacalisti negano che il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta sia rappresentativo della volontà di riforma della pubblica amministrazione. Il ministro ha fatto finta di non capire la delegittimazione della controparte sindacale e ieri ha ribattuto: «Non capisco cosa vogliono, i soldi ci sono e le risposte le hanno avute dall'Aran che è l'agente contrattuale, c'è una finanziaria che stanzia tre miliardi e quindi le risposte ce l'hanno». E per tutta la giornata di ieri ha diffuso dati a conforto alle iniziative ministeriali. «In questi mesi» ha detto «abbiamo fatto calare l'assenteismo del 45 per cento. Alla fine dell'anno avremo 50-60.000 lavoratori in più». Ancora: «Il ministro stilerà a partire da gennaio classifiche per tutti i settori della pubblica amministrazione, scuole, ospedali, uffici e università. Queste graduatorie saranno pubbliche».
Verrà costituita anche, nell'intenzione di Brunetta, un'authority nazionale che «avrà il compito di svolgere indagini preliminari sugli enti in cui sono state segnalate disservizi e lentezze. Nel caso in cui si accerteranno responsabilità, si deciderà di rimuovere i dirigenti».
La disciplina militare che vorrebbe imporre Brunetta non convince i sindacati, sempre più convinti che a Palazzo Chigi bisogna parlare del complesso delle riforme. «Che cosa vuol dire?» si chiede il segretario generale degli statali Cgil Carlo Podda. «Noi non abbiamo un ministro. Abbiamo un frequentatore di talk show che dice cose non chiare. Che cosa significa che la Corte dei Conti può di nuovo, dopo venti anni, intervenire sui contenuti dei contratti, compresi quelli integrativi? E il fatto che sono stati stabilizzati i posti dei vari portaborse dei ministri a fronte del problema di migliaia di precari? E il fatto che si vuole decidere di nuovo per legge ciò che è materia di negoziato?»