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Pescara, 30/04/2026
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Data: 11/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Pd chiede a Di Pietro «un atto di umiltà». Oggi l'assemblea regionale. Macera (Pdci) s'appella al senso di responsabilità per evitare la vittoria del centrodestra

PESCARA - Ci provano, ma senza sperarci troppo. L'operazione recupero di Antonio Di Pietro è più difficile del previsto, da Roma il leader dell'Idv fa sapere che parlerà solo e soltanto con Veltroni, e al telefono non si fa trovare neppure da Luciano D'Alfonso. Per questa ragione gli esponenti del Pd lavorano sul doppio binario e nell'ipotesi in cui alla fine saranno costretti a correre da soli, cercano disperatamente un candidato presidente di peso, preferibilmente al di fuori dal rigido steccato di partito. Un criterio questo che sembra tagliare fuori dalla partita il presidente vicario della Regione Enrico Paolini, e che farebbe convergere tutto il Pd sul nome di Ferdinando Di Orio anche per compiacere Rifondazione. Ma non è per niente scontato che il rettore aquilano accetti di impegnarsi in una partita ancora dai connotati incerti, sia per l'esito sia per il profilo delle candidature.
Intanto le diplomazie sono al lavoro per sottoporre a Di Pietro una condizione che comporterebbe il ricompattamento di tutto il fronte di centrosinistra: al leader dell'Idv verrebbe chiesto come atto di umiltà il ritiro della candidatura a presidente di Carlo Costantini, che poi potrebbe tornare a galla come candidato di tutta la coalizione dopo una verifica e un confronto con altri nomi dello stesso peso. Una strada questa che consentirebbe al Pd di non perdere la faccia e offrirebbe a tutta la coalizione la possibilità di confrontarsi sui nomi dei candidati a presidente. Il partito di D'Alfonso si riunisce oggi a Sulmona in assemblea regionale per discutere le strategie delle prossime ore. Intanto prende posizione anche il Pdci: mentre la magistratura «porta alla luce le pesanti implicazioni del passato governo regionale di centro destra, il centro sinistra si piega su se stesso», dice il capogruppo regionale Antonio Macera, chiedendo «a tutti un'assunzione di responsabilità», perchè l'Abruzzo non viva «ancora una volta la stagione delle tangenti e del malaffare». Per Macera la questione morale deve tornare al centro del dibattito politico e l'unità del centrosinistra è «assolutamente necessaria. Pd e Idv sembrano essere preda di tatticismi interni, che rischiano di portare alla frantumazione la coalizione». La conseguenza di cioè sarebbe, secondo l'esponente dei Comunisti Italiani, «la consegna dell'Abruzzo a un centro destra che è l'artefice e il beneficiario principale dell'odioso sistema di corruzione che si sta svelando».




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