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Pescara, 30/04/2026
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Data: 11/10/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Piccone e Chiodi in volata e An alza il tiro. La decisione finale rinviata a martedì. Udc, telefonata di Casini a Carlo Masci

Giuliante: «Non accettiamo candidature esterne, tutti i nomi fatti finora li riteniamo espressione di Forza Italia»

PESCARA - Col fiato sospeso. Filippo Piccone e Gianni Chiodi restano nella rosa, nessuno ha fatto un passo indietro e lo scontro finale si consumerà martedì al tavolo del centrodestra. Sarà un fine settimana di passione per il senatore marsicano e per l'ex sindaco di Teramo, tutti e due rintanati nei rispettivi uffici politici a studiare le mosse dell'avversario o a marcare i propri sponsor romani. Chiodi ieri era atteso a Rete otto, aveva confermato la sua presenza ma all'ultimo istante ha dato forfait, segno che il pressing per la candidatura lo ha trattenuto altrove.
Ma sia Piccone che Chiodi sanno che l'avversario a conti fatti non è uno soltanto, perchè in questa lite senza fine tutta interna a Forza Italia, all'ultimo istante potrebbe saltare fuori la sorpresa: magari Maurizio Scelli definito dal supervisore Gaetano Quagliariello "patrimonio del partito" e che per questo continua a sperare, o magari un esterno come Enzo La Civita, coordinatore dei Circoli liberali e responsabile delle Camere di commercio americane che incontrerà Silvio Berlusconi durante la sua visita a New York o molto più facilmente l'esponente unico di Alleanza nazionale Fabrizio Di Stefano. La decisione è slittata a martedì perchè la riunione di giovedì sera si è conclusa con un nulla di fatto. E martedì sarà il giorno in cui il Pdl dovrà decidere se stare o no col partito di Pierferdinando Casini che in Abruzzo da mesi sta vivendo una forte crisi.
Persone vicine a Carlo Masci riferiscono di una telefonata di Casini al leader centrista di Pescara. Un colloquio a muso duro nel corso del quale Casini avrebbe rimproverato Masci di non saper fare politica e gli avrebbe addossato la responsabilità dell'irrigidimento di Berlusconi nei confronti dell'Udc. «Perchè mai dovrei allearmi con te, se in Abruzzo i "tuoi" stanno già venendo tutti col centrodestra?», avrebbe detto il premier a Casini. Riferimenti non casuali a Mario Amicone, allo stesso Masci che aveva annunciato l'alleanza col centrodestra se l'Udc fosse andato col centrosinistra, e via di questo passo. Atteggiamenti che adesso rischiano di compromettere l'alleanza col Pdl. E la scelta del candidato-presidente del centrodestra a questo punto si fa più difficile. Quagliariello se la dovrà vedere non solo con le guerre interne a Forza Italia ma anche con An che ha deciso di alzare il tiro: «Fermo restando che il nostro candidato è Fabrizio Di Stefano, noi non siamo disposti a giocare sull'equivoco: qualunque altro candidato lo considereremo espressione diretta di Forza Italia - dice il vice coordinatore regionale Gianfranco Giuliante - Non ci sono "figli di nessuno". Ma ribadisco che An gradirebbe un candidato di alto profilo, conosciuto a livello nazionale, che abbia maturato esperienza e capacità all'interno di un ente regionale». Un identikit che coincide con quello di Di Stefano e che tende ad escludere Chiodi, o comunque a inquadrare l'ex sindaco di Teramo sotto l'etichetta di Forza Italia. Insomma An respinge l'idea che Chiodi possa essere caricato sulle spalle del Pdl, per essere pronto a rivendicare la guida del partito, nel caso di una sua candidatura alla Regione o altre caselle nello scacchiere politico regionale e nazionale. Ma Alleanza nazionale sa anche benissimo che se Quagliariello non è riuscito a trovare una sintesi e sarà costretto a presentarsi al tavolo di martedì con una rosa di due nomi, potrà più facilmente imporre il nome del suo candidato unico. Anche per bilanciare le scelte che saranno fatte in Sardegna e in Campania, dove si voterà e sarà candidato un esponente di Forza Italia. Ma la decisione, in ogni caso, spetterà a Berlusconi. Non prima di venerdì prossimo.






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